L’autoritarismo che fa ombra alla democrazia

Era un bel po’ che dopo essermi fatto sfuggire dalle sale cinematografiche il film di Daniele Vicari, desideravo vedere, Diaz a mente fredda e con i ricordi sedimentati e riposizionati anche dalle sentenze giudiziarie per i fatti a latere del G8 di Genova; è stato un colpo vedere l’esternazione del sadismo umano in divisa cioè quella banalità del male che emerge in molti individui allorquando l’impunità è garantita, appunto, dalla divisa: la ricostruzione è fedele ma forse incompleta perché in poco meno di due ore non è semplice racchiudere le violenze di giorni interi.  In quelle scene violente ho rivisto i mille volti, spesso coperti da foulard o occhiali da sole scurissimi  di quegli agenti preposti al cosiddetto ordine pubblico: oggi, molto spesso, fanno un’opera di contenimento che però sfocia in soffocamento della rabbia popolare o dei lavoratori di ogni categoria. Sono stato personalmente testimone di cariche di “alleggerimento” durante manifestazioni che avrebbero dovuto avere come logica conseguenza un corteo, peraltro autorizzato; sono stato trattenuto per un totale di un’ora e mezza perché in possesso di una bandiera palestinese durante l’arrivo del Giro d’Italia a Roma ma partito da Gerusalemme proprio mentre i cecchini israeliani falcidiavano manifestanti inermi in Israele; sono stato trascinato di peso da poliziotti in borghese di fronte al Senato della Repubblica mentre ero intervistato da una troupe televisiva e trattenuto per oltre 40′; ecc. ecc. Sono stato quindi testimone diretto di un’offuscamento della libertà di espressione, della libertà di manifestare anche in maniera decisa il proprio dissenso contro un indirizzo politico, una legge, un qualsiasi provvedimento ritenuto ingiusto. Questi piccoli abusi di potere, sempre mascherati da presunti motivi di ordine pubblico non sono nulla in confronto a quanto avvenne alla scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto. Quando in un’occasione mi ritrovai io e la mia videocamera, fortuitamente oggetto di “attenzione” da parte di un gruppo di neo-fascisti  in uno spazio vuoto lasciato da un corteo, una pattuglia di CC in tenuta antisommossa mi fecero da scudo: questo, semmai, è il ruolo, di interposizione “democratica” che dovrebbero avere le forze di PS ma sempre più spesso non è così. La tradizione arriva da lontano, dalle repressioni con la polizia a cavallo negli anni ’50, per passare al ’68/’69  e intrecciarsi all’intervento di servizi segreti violenti e di agenti in borghese che sparavano ad altezza d’uomo, come avvenne nel caso di Giorgiana Masi. Oggi, ci risiamo e le avvisaglie ci sono tutte: nuove strumentazioni per la repressione, (pistola Taser, spray al peperoncino, lacrimogeni di ultima generazione, idranti ad alta intensità, ecc.) un bombardamento mediatico che divide i buoni dai cattivi e che trova sempre nuovi capri espiatori o ne rinvigorisce lo splendore tra gli “ever-green” (es. i Rom) . A Genova ci fu una “prova generale” di esercizio del terrore di Stato e tra i testimoni-vittime di quei fatti che Amnesty International definì come i peggiori atti violenti in Europa da parte delle istituzioni dopo la seconda guerra mondiale, c’era il giornalista  Lorenzo Guadagnucci;  un cognome denso di esperienze di lotte civili ma anche di tragiche violenze subite dai familiari. In questo link si fa visita al suo Blog utile per tenere alta la guardia e leggere la realtà da un altro punto di vista che non sia quello del Salvini-pensiero.

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