Percezione e realtà

Nella vita moderna niente è più efficace di un luogo comune: affratella il mondo intero. (Oscar Wilde)

Nel confine labile tra percezione e realtà, ovvero tra la realtà fattuale, statistica, oggettiva, senza interpretazioni di sorta e senza influenze di una qualsiasi “agenda setting” e la sensazione che tali fenomeni generano nell’individuo, si gioca spesso la cattiva politica: il “sentito dire”, un’esperienza personalissima tragica, rispettabile ma che non  può assurgere a fatto paradigmatico per una società, sono alcune delle leve cui la cattiva politica, appunto, fa riferimento per aizzare, convogliare, l’opinione pubblica. I mezzi di distrazione di massa così come li definisce Noam Chomsky, in questo caso, sono appunto le percezioni indotte, dal “sentito dire”, dal facile luogo comune, dallo stereotipo, elementi sempre verdi della semplificazione del politico cinico ed avveduto che vi trova facili scorciatoie per un comodo consenso di massa. Attraverso questi elementi, da sempre, si agitano paure e sensi di assediamento da sempre nuovi nemici che metterebbero in pericolo ora le nostre ricchezze faticosamente messe da parte, ora la nostra proprietà privata, ora i nostri valori tradizionali, per definizione sempre migliori di quelli “stranieri”. Anche sui migranti, ovviamente, si fa leva su queste paure ataviche, per creare consenso e attivare facili strumenti di distrazione di massa: alla base vi sono sempre le semplificazioni, le manipolazioni dei dati o la loro omissione. Un “vademecum” utile a smontarli uno ad uno la messo a punto la Caritas attraverso  l’Ufficio Politiche Migratorie e Protezione Internazionale:

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