La curva del “grande Gatsby”: l’Italia è tra i primi della lista

Cosa c’entra il protagonista del famoso film interpretato da Robert Redford e Paul Newman e prima ancora del libro di F.S.Fitzgerald  in un discorso economico ? Il self made man in questione, alle soglie dell’abisso in cui si stava gettando l’Europa con gli USA pronti a sostituirsi all’impero britannico e a spartirsi il mondo con la nascente Unione Sovietica, oggi si può dire che sia definitivamente tramontato. Ormai da alcuni decenni e in particolare dopo la crisi del 2007/8 , nata come nel 1929 da una crisi finanziaria, si sottolinea come la curva di Gatsby che correla gli indici di disuguaglianza con quelli della mobilità sociale: l’italia si trova tra i paesi, tra cui, guarda caso, proprio USA e Gran Bretagna , in cui è alta la disuguaglianza di reddito e bassissima la mobilità sociale.

La retta che interpola i due indici vede concentrarsi intorno a sé i valori dei vari paesi e ciò sta a significare che vi è una forte correlazione tra loro.  Come nel 1929 questo fenomeno, allora solo nascente, oggi si va alla ricerca di vari capri espiatori, attraverso politiche xenofobe, sessiste e sempre pronte a distrarre l’attenzione pubblica su alcuni “dettagli” che diventano casi di Stato, fatti di “principio” come ad esempio l’invasione dei migranti, gli impiegati fannulloni, gli sprechi della pubblica amministrazione e quindi la necessità ad oltranza di continui tagli, oppure lo stipendio dei deputati e il loro eccessivo numero in Parlamento: invertire la curva di Gatsby è nelle facoltà del vero politico cui sta a cuore il benessere del 90% della popolazione, individuare ed accanirsi sui capri espiatori è quello che possono fare i rappresentanti del vero potere, ovvero di quel 10% che non ha nessuna intenzione di invertirla.  Chi ne fa le spese ? Il povero, il precario, le donne, gli immigrati, i “non-conformi”…

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