La tela del ragno

Anni di restrizioni, di tagli alla spesa pubblica essenziale come sanità, welfare e scuola, anni in cui ci hanno fatto sentire in colpa per “aver vissuto al di sopra delle nostre possibilità”, anni di spending  review, di tornelli agli ingressi dei ministeri per contrastare i dipendenti pubblici che “vanno a fare la spesa” o anni passati per andare a caccia di ciechi che giocano a carte o guidano una macchina sportiva alle nostre spalle . A cosa sono serviti tutti questi anni passati al grido di “onestà” o “legalità” ?  purtroppo a nulla ! o meglio a nulla, o a poco, se non a sfogarsi, appunto, contro il dipendente coi sacchetti della spesa sbattuto in prima pagina o contro il cieco portato in manette dopo una partita di calcetto. Noam Chomsky chiamerebbe questo meccanismo mediatico-culturale un mezzo di distrazione di massa:

ti propongo un dettaglio, sebbene un dettaglio razionale, simbolico e quindi importante preso in sé ma pur sempre una parte infinitesimale del tutto, per sviare l’attenzione sul vero nocciolo della questione. Accanto a questo strumento c’è il suo fedele alleato rappresentato dall’agenda setting:  l’élite al potere e i propri mezzi di propaganda attraverso una selezione accurata dei propri operatori-giornalisti trasmetteranno od ometteranno, o ancora, legheranno tra loro, alcune notizie e non altre secondo un obiettivo di volta in volta scelto strategicamente. Si va dalla presentazione o creazione di un nemico (es. Saddam Hussein e i mezzi di distruzione di massa) o di una presunta emergenza (es. l’invasione dei migranti) ad un tema “caldo” (aborto, eutanasia, violenza di genere, ecc.)  presentato rigorosamente sempre in chiave “terroristica” ovvero come pericolo alla nostra integrità “patriottica”, culturale, ecc., ovviamente sempre in relazione ai valori proposti come desiderabili e positivi dalla classe dominante. A ben vedere si tratta sempre di valori il più delle volte conservatori e in quanto rassicuranti vengono messi in contrapposizione a quelli emergenti, di solito legati all’interculturalità, al cambiamento, all’apertura verso il nuovo, il diverso, il NON-conforme.  Anche qui gioca un grande ruolo la paura per nutrire la quale occorre fare opera di disinformazione e di occultamento proprio perché è dalla NON-conoscenza che si sfocia nel sentimento di paura. I meccanismi utilizzati sono quindi la distorsione, la distrazione, l’occultamento, l’associazione tra una notizia e l’altra in un palinsesto mass-mediatico. Nel film-documentario, partendo dal problema dei paradisi fiscali e dei traffici illeciti di denaro sporco,  si affronta il tema della REDISTRIBUZIONE DEL REDDITO, DEL DRENAGGIO DI RISORSE FINANZIARIE E MATERIALI A VANTAGGIO DI POCHI, DI DEBITO PUBBLICO ED ECONOMIA ILLEGALE. Da questo film, sebbene focalizzato sul sistema finanziario britannico e statunitense, si deduce che il nostro teatrino nazionale, quasi comico se non fosse che per mantenere al potere gli attori, molti dei quali oggi dilettanti allo sbaraglio, non si fa scrupoli a sviare il proprio elettorato oggi su un nemico (l’UE) domani su di un altro (il migrante), altro non è che un palcoscenico composto da comparse. A loro volta i registi occulti o conclamati nostrani rappresentano dei comprimari rispetto a chi gestisce il tavolo verde sul quale transitano cifre che a confronto con la spesa tagliata dei vitalizi dei parlamentari o a quella per una “grande opera (inutile)” – si spera  – non avviata rappresentano un oceano contro una gocciolina.  

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