Serenissima indipendente !

Nel 1997 un carro armato rudimentale, il ”Tanko”, fa irruzione in Piazza San Marco e subito dopo viene dato l’assalto al campanile: non è un docu-fiction ma l’azione simbolica ma nemmeno troppo goliardica di un gruppo di esaltati, sedicenti ”serenissimi” che vuole l’indipendenza evidentemente anche con la forza. Vent’anni dopo arriva il referendum vittorioso per l’autonomia e l’impegno del governo (a maggioranza leghista) a trattare le ”resa” in nome e per conto dello Stato italiano: per non impensierire troppo i meridionali viene definita ”autonomia differenziata”.

Il 1997 era il tempo del massimo splendore della Lega Lombarda di Umberto Bossi e dei residui bellici della Liga Veneta ma era ancora un partito di ”nicchia”, razzista, anti-meridionalista e dal look comunicativo un po’ ”cafone”. Passano vent’anni e i secessionisti, dopo aver tentato invano di cambiare ”da dentro” il sistema, cioè andandolo a cambiare sul posto, a Roma-ladrona, decidono di passare alle vie legali con l’autonomia differenziata. Il premier di fatto Salvini, riesce a fare dimenticare tutti gli aspetti antimeridionalisti del passato e sulla base di un orgoglio nazionale, quel ”prima gli italiani” che piace anche al sud, va al potere e riparte alla carica verso il federalismo o meglio verso il secessionismo di fatto. Anni di potere ”radical chic” della sinistra neo-liberista capitolano sotto i colpi della corruzione di Mafia-Capitale e gli scandali delle cooperative entrate nel business dell’accoglienza: in un pase con disuguaglianze crescenti ma difficili da combattere è stato facilissimo convincere mezza Italia che era ora di pensare agli italiani per primi e a quelli del nord ribadire che loro ”meritano” di più. In sostanza i soldi devono restare là dove sono prodotti e solo in minima parte condivisi anche col governo centrale: questo elemento di federalismo fiscale, coadiuvato da egoismo sovranista e orgoglio padano può compiersi se anche il sistema educativo viene asservito al modello padano o veneto, o per sintetizzare ”nordico”. L’autonomia differenziata rappresenta quindi l’inizio della fine dell’Italia solidale e il trionfo degli egoismi locali: dopo ”prima gli italiani” abbiamo quindi ”prima gli italiani del nord”. Verranno quindi formate le giovani generazioni padane, pienamente inserite nel sistema culturale e imprenditoriale nordico che un giorno, forse, (si spera di no) con maggiore consapevolezza del fatto che nulla più li lega ai loro coetanei del sud potranno chiedere a gran voce un’autonomia definitiva. Forse non ci sarà più bisogno di un esercito locale o di corpi di pubblica sicurezza padani perché la finanza e la divisione culturale potranno svolgere il ruolo senza spargere sangue, anche perché al sud sono già abituati da tempo ad emigrare, al nord Italia o all’estero. Al sud rimarrà un po’ di industria turistica, qualche nicchia industriale di élite, tanta disoccupazione e povertà diffusa. Il sistema educativo locale non potrà fare eccezione e sarà anch’esso di serie B onde evitare che le giovani generazioni si abituino fin da piccoli ad avere poco e a pretendere nulla.
In questa puntata di ”Scuola Resistente” su Radio Onda d’Urto si parla della regionalizzazione delle scuole, contenuta nelle proposte di cosiddetta “Autonomia differenziata”. Ne parliamo con Stefano Bertoldi, Edoardo Lombardi Vallauri, professore ordinario di linguistica all’Università di Roma Tre. Ascolta o scarica

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