Migranti ostaggio di una campagna elettorale perenne

In un articolo apparso su Nextonline ai tempi delle campagne denigratorie contro le ONG già si capiva dove sarebbe andata a parare la politica e i mass-media: la prima a caccia di voti, i secondi, senza sporcarsi troppo le mani, a caccia di un audience facile. La tecnica ? quella del sospetto, di andreottiana memoria.

Ormai è assodato che il sistema capitalistico di stampo liberista non necessita più di un sistema politico connivente o vicino alle sue richieste perché questo è ormai strutturalmente e culturalmente coincidente per pensieri ed opere : le élite che si alternano al potere (salvo qualche eccezione, qualche comparsa abilmente ”guidata”) o ne fanno parte direttamente o ne sono strutturalmente influenzate sul piano culturale tanto da agire ”in nome e per conto di” in maniera spontanea, semplicemente seguendo il ”pensiero unico”. Questa piccola e mediocre fauna autoreferenziale nel preciso istante in cui varca la soglia del palazzo è consapevole del fatto che sul piano della gestione finanziaria e quindi economica non ha nessun margine di azione se non quello di ratificare o aggiustare un indirizzo già pianificato da altri; non potendo agire sulla redistribuzione delle ricchezze, o su di un’accelerazione generalizzata della mobilità sociale, per guadagnare consenso punta su ciò che può unire, può rassicurare coloro (90% circa della popolazione) che temono per quelle poche o medie ricchezze possedute, per la propria incolumità. L’uomo nero viene facilmente ripescato dall’archivio storico fascista ma anche pre-fascista, le sue malattie e cattive abitudini anche religiose. La famiglia, cui è stato addossato il gravoso compito di supplire italianamente e creativamente il deficit di welfare, viene ancora una volta tradita e strumentalizzata dal pensiero emergente, molto poco innovativo, del ”dio, patria e famiglia”, appunto. Ci si aggrappa ai grandi classici di un tempo ovvero le certezze tradizionali, naturali: uomo=maschio, donna=femmina, famiglia=maschio+femmina+prole (frutto di un naturale accoppiamento), ecc. ecc. Poco importa se queste certezze calpestano i diritti della donna o se partoriranno, un giorno, un bimbo ”salvato” dall’omicidio (che qualcuno chiama molto più semplicemente interruzione di gravidanza) ma che sarà forse infelice o disadattato. Perché? perché figlio, ad esempio, di uno stupro di gruppo su di una quindicenne, abbandonato in un orfanotrofio dove nessuno si affaccerà per adottarlo. Certezze tribali, ”naturali”, paure ataviche, sono tutti elementi molto facili da mobilitare in un momento di grande crisi e di grande ricerca di capri espiatori. Se poi dall’altro lato troviamo un nostro rappresentante governativo forte con i deboli e debole con i forti ma che riesce a farsi passare come il giustiziere della notte, la notte della ragione, il nostro braccio armato che agisce per sfogare le nostre rabbie represse o difficili da indirizzare verso l’obiettivo ”corretto” il gioco è fatto e il cerchio si chiude. Così abbiamo un gruppetto di migranti affamati su di un’imbarcazione di soli 39 metri, adibita solo al soccorso e allo sbarco immediato del suo carico una volta issato a bordo, che vaga in lungo e in largo il mediterraneo meridionale come una pallina da ping pong, per giorni e giorni col mare a volte in tempesta. Quanto vomito è stato versato, quante speranze sono state deluse, dopo il salvataggio, dopo essere sfuggiti all’inferno ? a quel giustiziere che nulla sa di navigazione, di vomiti a ripetizione per giorni e giorni di seguito fino allo sfinimento, di notti passate sul pavimento di acciaio della nave, al freddo di un primavera inclemente, importa solo un voto in più da parte di chi teme per il proprio piccolo mondo, precario o stabile ma pur sempre piccolo, tanto piccolo che per l’uomo nero non c’è spazio. Ma siccome alla cattiveria non c’è mai fine, come ci hanno ben insegnato i nazisti, la soluzione che ci toglie dal pericolo dell’invasione di 60 persone sul nostro suolo patrio, è dietro l’angolo: raggiungere dopo decine di giorni di perigliosa navigazione Amburgo!

Il tema migrazioni non sempre è trattato in modo equilibrato e fuori dalle mire elettoralistiche strumentali anche dai giornalisti ”progressisti”: per non scontentare nessuno, come si dice a Roma ”la si butta in caciara”! e quindi c’è del losco un po’ ovunque, tra le ONG, tra i governi, tra gli operatori umanitari che addirittura salutano i marinai della guardia costiera libica o i loro collaboratori trafficanti di armi. Questa fu l’immagine presentata da una puntata di Report in piena campagna denigratoria sulle ONG, portata avanti senza tener conto di quell’attimo preciso in cui un essere umano tira fuori la mano dall’acqua per chiedere aiuto. Ho dovuto arginare su FB l’odio di un professionista odiatore on-line che criticava la mia dura presa di posizione contro quell’immagine nebulosa presentata da Raitre: dopo 10 giorni scomparve, forse sfinito dalle mie risposte puntuali e inattaccabili perché frutto di una testimonianza diretta sul campo, la mia. Su Nextonline comparve anche un articolo che ricorda l’episodio. VAI ALL’ARTICOLO

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