Chi semina miseria, raccoglie collera

Nel titolo vi è lo slogan esemplificativo delle motivazioni sottostanti di un movimento, il cosiddetto movimento dei ”Gilets jaunes” (Gilet gialli) francese che in questi giorni compie un anno esatto di vita; il titolo, inoltre, non ha bisogno di spiegazioni, dal momento che ormai è chiaro a tutti che l’aumento di pochi centesimi sul prezzo – già alto – della benzina è stato unicamente la goccia che ha fatto traboccare il vaso; un vaso che è anche quello di Pandora. In realtà, infatti, le politiche neo-liberiste, in Francia come in molte parti del mondo dove non a caso nascono proteste spontanee e a volte imprevedibili, ognuna delle quali è in un modo o nell’altro tesa ad abbassare i salari della classe lavoratrice e le tasse a quella imprenditoriale, sono alla base di tutti questi sommovimenti, con poche differenze l’uno dall’altro. Le differenze non sono consistenti perché il modello capitalistico, predatorio ed ”estrattivo”, volendo adottare un termine che si ricollega alla presa di coscienza mondiale in chiave ecologista, è ovunque più o meno lo stesso: le vere differenze stanno nel livello di benessere da cui si parte e nel livello di democraticità politica cui questo è associato. In Francia, per esempio, il modello sta lentamente andando in tilt, perché in presenza di un welfare tutto sommato ancora prodigioso rispetto all’Italia, questo sta però subendo da un lato l’azione combinata del calo demografico cui va sommato un innalzamento della vita media e su altri versanti un abbassamento del PIL annuo e gli effetti della cosiddetta ”crisi economica”: le classi sociali sulle quali farne ricadere il costo di tale crisi ormai strutturale, sono appunto quelle lavoratrici che poi scendono in piazza. Per classi lavoratrici si intendono quelle formate da lavoratori salariati, i precarizzati dalle mille sfaccettature a seconda del paese sempre più in balìa di un ”mercato” del lavoro dove il salario, voce di spesa ”scomoda” e quindi per definizione contraibile da parte del capitale, è inversamente proporzionale al numero di persone disposte ad accettare stipendi sempre più bassi.

In questo LINK interviste e resoconti del movimento su RADIO ONDA D’URTO e in questo LINK il documento ufficiale elaborato da alcuni attivisti a compimento del primo anno di vita, con resoconti, storia. motivazioni, tecniche di lotta e prospettive.

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