Chi ha ucciso la Pantera?

Anni 1989/90 nasce la Pantera, movimento studentesco antagonista e propositivo che forse fu fin troppo scomodo e creativo per poter sopravvivere oltre il tempo in cui riuscì, in circa un anno, a produrre una mole notevole di iniziative sociali, di occupazioni di spazi dismessi e di pensiero politico a-partitico lungimirante. Fu tenuto in disparte, demonizzato e criminalizzato, da destra come da sinistra, almeno quella parlamentare e istituzionalizzata. Fu quindi un movimento autenticamente ”scomodo” e pericoloso politicamente, chiaramente e lucidamente orientato ideologicamente e proprio per questo non si tentò nemmeno di cooptarlo. Siamo a cavallo tra la fine di un’epoca contraddistinta dalla tensione geopolitica di due blocchi contrapposti, due dittature, due potenze militari e politiche che traevano il loro potere l’una dal fascino discreto del consumismo pervasivo delle multinazionali e l’altro da una nomenklatura che sebbene a fine corsa tentava ancora di dipingersi come garante di un egualitarismo che in realtà offriva una vita grigia per la maggioranza della popolazione e una vita agiata per pochi gerarchi. Alla fine ”vinse” il primo tra i due contendenti, più accattivante e creativo e più efficace nel suo potere di alienazione di intere masse condannate a produrre per consumare per poi ancora produrre e consumare. Il neo-liberismo ebbe la meglio ed aveva dalla sua un’apparente democrazia che iniziava un suo percorso colorato e mass-mediatico impersonato in Italia da Berlusconi ma che aveva degli alter ego in diversi paesi compresi gli USA dell’attore Reagan e stelle che già si allenavano ad avere un ruolo politico come Trump o Murdoch. Si entrava nella politica-spettacolo fatta di talk-show, operazioni fortemente mediatizzate, personaggi creati ad arte da una regia sapiente che regolava il traffico dei passaggi televisivi. Una volta rodata la macchina mediatica qualche anno dopo si assistette la nascita di uomini politici in erba, dei bimbi, come Renzi o Salvini non a caso ospiti concorrenti della ruota della fortuna o altre amenità di puro intrattenimento. Sullo sfondo vi furono pochi anni dopo quella che poi fu svelata come la trattativa stato-mafia dopo le stragi di Capaci e via d’Amelio ma soprattutto un cambio-farsa al potere che dopo il periodo di tangentopoli cambiò tutto per non cambiare nulla: tutti i partiti tradizionali, tranne la lega che al tempo era al 100% Lega-Nord Padania indipendente, vennero sostituiti da formazioni polarizzate verso la leadership di un qualche ”personaggio” . La corruzione non finì, anzi divenne sempre più sofisticata ed alzò il tiro ma a livello complessivo scomparvero degli apparati divenuti ormai inutili, i partiti tradizionali, perché il consenso si sarebbe giocato su altri piani, al di fuori delle sedi di partito nei quartieri, nei territori. Anche la mafia non scomparve ma anch’essa alzò il tiro e iniziò a viaggiare sotto traccia grazie alle capacità di colletti bianchi insospettabili che muovevano finanziamenti da una parte all’altra del globo, proprio come Giovanni Falcone tentò di smascherare con i suoi viaggi in Australia e USA. Il neo-liberismo cinico ed arrembante, dopo aver costretto alla resa l’anacronistico potere autarchico dell’URSS ora si faceva largo anche all’interno delle varie agenzie formative europee con parole d’ordine che già negli anni ’90 erano, come oggi, meritocrazia, valutazione, efficienza ed efficacia, competitività, privatizzazione o tutt’al più sussidiarietà tra pubblico e privato. Il neo-liberismo capitalistico si stava finanziarizzando sempre di più fagocitando l’economia industriale e con sé il potere politico ed aveva bisogno di sudditi formalmente ”liberi” ma che attuassero fedelmente il programma di privatizzazione dei beni comuni, compresi la ricerca e la formazione/istruzione. La forza lavoro, però, non era stata totalmente soppiantata dai computer e dai robot andava addomesticata e questo fu fatto tramite processi di precarizzazione e di frammentazione fino ad esaurirne qualsiasi carica ideologicamente orientata e soprattutto facendo passare il messaggio che il miglioramento della situazione di alcune fasce di lavoratori passava attraverso la diminuzione dei diritti di una fetta ancora molto importante di lavoratori ”garantiti”: questi ultimi, dipinti come fannulloni, a volte parassiti, erano in molti casi semplicemente frutto di scambi di voti in intere aree territoriali ma tramite quel tipo di redistribuzione del reddito garantivano comunque alla ”macchina” di girare. Con la scusa della competitività anche nei servizi pubblici e dell’efficientismo intere fasce sociali vennero condannate all’impoverimento generalizzato fino ad arrivare ai giorni nostri in cui una ristretta cerchia di super ricchi detiene ben oltre la metà dell’intero PIL nazionale. Al centro del sistema strategico più importante per la riproduzione culturale di un paese, la scuola, le università e i centri di ricerca furono anch’essi investiti da questa ondata cosiddetta riformista ma alcuni opposero resistenza: fu il movimento della Pantera, antimilitarista, tendenzialmente non violento, anti-neoliberista e anti-berlusconiano che oltre ai suffissi ”-anti” si presento come movimento di proposta con punte avanzate di intuizioni politiche. Queste andavano dalla logica dei beni comuni e dal ripensamento dei processi produttivi in chiave ecologica, ai sistemi di redistribuzione dei redditi che passavano per una scuola ed università non asservita al potere industriale capitalistico. Si pensava ad un’autonomia vera proprio perché indipendente da qualsiasi ingerenza dei poteri economici. Così come in Francia Macron di fronte alle proteste di piazza sta giocando d’astuzia prendendo per stanchezza i dissidenti, all’epoca il partito comunista più grande d’Europa decise di ignorare quasi completamente il movimento pensando che occorresse invece rincorrere la modernizzazione che si traduceva in un riformismo socialdemocratico. Non solidarizzò ma anzi lo condannò con azioni mirate e delegittimazione a mezzo stampa, come la stroncatura di Riccardo Luna su Repubblica. Quelle idee, però, rimasero negli animi e sicuramente mantengono una loro validità per il 90% della popolazione anche oggi e a maggior ragione per il futuro; tuttavia il potere del restante 10% è e fu allora, così sovrastante che ”destra” e ”sinistra” alla fine si sono unite sotto un unico credo per giocare in un teatrino politico dove anche il modello liberale della rappresentanza democratica in parlamento viene sempre più percepito quasi come un impedimento. Oggi sono sufficienti dei buoni algoritmi, una buona squadra di comunicatori e gestori dei diversi canali social e TV, qualche sondaggio e un voto on-line: anche allora la Pantera intuì questo passaggio e tentò con Okkupanet la carta dei social per aumentare la potenza delle occupazioni fisiche delle università che ad ogni modo raggiunsero alcuni casi dei traguardi di durata, fino a 4 mesi consecutivi, oggi impensabili.

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