Dai ”gilet” gialli agli scioperi generali

Da questa video-inchiesta di Radio Onda d’Urto svolta a Parigi a metà gennaio 2020 emerge chiaramente la continuità tra ciò che fu etichettata come una rivolta sconfusionata, individualisticamente finalizzata alla riduzione del prezzo del carburante e gli scioperi attuali, con sindacati al seguito e rivendicazioni ben strutturate. I gilet gialli hanno in realtà aperto una strada, hanno proposto una modalità e messo alla ribalta, una volta sgombrato il campo dal fraintendimento della cosiddetta goccia che fa traboccare il vaso, il problema ”globale” della concentrazione delle ricchezze, una disuguaglianza sociale che scuote il mondo alle sue varie latitudini, con varie modalità e rivendicazioni ma con questo leit-motiv comune. Non è un caso che nel video si inquadrino, tra gli altri, anche alcuni luoghi-simbolo di questa ”finanziarizzazione” selvaggia barricati dietro pannelli protettivi anti-manifestanti, QUALI BANCHE E ASSICURAZIONI. D’altro canto anche ai tempi dei gilet gialli altri luoghi simbolo furono presi di mira come le palazzine stile liberty come simbolo di una gentrificazione che ne è il risultato più tangibile, soprattutto per quella massa di pendolari la cui qualità della vita è drasticamente peggiorata in questi ultimi 20 anni. La sconfitta dello stato sociale con il corollario di solidarietà tra nuove e vecchie generazioni (il sistema pensionistico a ripartizione) e l’irruzione dell’ideologia neo-liberista del ”fai da te”, della polizza privata e dei fondi pensione, fanno il paio con la loi-travail precedente (l’equivalente dell nostro Job’s act): precarizzazione e impoverimento generalizzato a vantaggio di una classe dominante condannata, dal modello stesso, ad aumentare i profitti, sono le due parole-chiave ben chiare nelle rivendicazioni che attraversano diverse classi sociali, da quelle medio-basse e subalterne finanche alcuni strati di cosiddetti liberi-professionisti ovvero l’equivalente nostrano del popolo delle partite IVA, molto professionisti ma ben poco liberi perchè in balìa di un mercato implacabile. Così in Francia abbiamo lavoratori di ogni ordine e grado, pensionati, studenti, tutti uniti contro un modello non condiviso di società che lottano, oggi, contro una riforma che noi italiani abbiamo già digerito da anni senza battere ciglio, con sindacati confederali non solo assenti ma addirittura conniventi con il potere, ovvero l’antitesi di un sindacato.

VIDEO-INCHIESTA DI RADIO ONDA D’URTO

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