In nome del Coronavirus

Oggi, invece, a pandemia inoltrata, dopo due mesi di tamponi negati spesso anche ai medici o a persone con sintomi inequivocabili e tamponi al contagocce, siamo ancora alla rincorsa del virus questa volta con la app Immuni. Dopo la creazione/gestione delle paure, l’esaltazione patriottica dell’italica resilienza con tanto di inni nazionali suonati dai balconi – ben presto passati di moda – il potere si è presentato col suo volto più suadente e paternalistico. Si è fatto strada piano piano un protettore ”spaghetti e mandolino” che sta forgiando finalmente un popolo docile ormai passato in un sol colpo dal mito dell’eroe disposto a perdere la vita per avere salva la libertà, all’uomo ”comune” disposto a perdere la libertà per avere salva la vita. In tutto questo, in un’economia già in crisi per atavici problemi strutturali e con una solidarietà dell’UE azzoppata o inesistente, le classi lavoratrici meno tutelate, sono state ulteriormente penalizzate mentre le restanti non in telelavoro, sono messe a dura prova, sottoposte al ricatto di una scelta tra rischio della salute o salario. Si sarebbe potuto approfittare di questo periodo per un’iniezione di liquidità sotto forma di finanziamenti pubblici per opere utili di manutenzione con lavori dal rischio sanitario quasi del tutto nullo o inesistente come il rifacimento di strade, consolidamento di ponti o aree colpite dal dissesto idrogeologico, messa norma delle scuole pubbliche, rimboschimenti, ampliamento delle reti in fibra ottica proprio in vista del telelavoro del ”io resto a casa”, ecc. ecc. ma niente di tutto questo: anzi si è preferito bombardare l’opinione pubblica di immagini che esaltavano il loro sacrificio cristiano come le strade desolate riprese dai droni o i negozi chiusi, un po’ come un rituale inverso dei classici e stantii servizi giornalistici sulle gite di pasquetta fuori porta o la neve sotto l’albero a Natale. Dopo oltre due mesi dall’inizio dello stato emergenziale che garantisce l’immunità a chiunque prenda decisioni liberticide, ovviamente per la salute della nazione, ci si è decisi ad effettuare dei test sierologici per capire come si stia diffondendo il virus e tutto ciò in piena ”fase due” invece di rientrare molto più gradualmente alle attività produttive con un’assistenza capillare sul territorio che garantisse gli stessi test e tamponi ma sull’intera popolazione, garantendo così dei periodi di quarantena strettamente necessari ed evitando l’avanzare dei casi di positività che ancora viaggiano al ritmo di 2000/2500 al giorno pur in presenza di misure di prevenzione quali mascherine e distanziamento sociale, evidentemente difficili da applicare nella quotidianità. Con tale strategia la profezia auto-avverantesi secondo la quale ”dovremo fare i conti col virus almeno per i prossimi due anni”, appare molto più che probabile mentre tutte le misure di controllo sociale che la creatività del potere riuscirà a mettere in campo saranno la nostra unica certezza.

DOSSIER CORONAVIRUS TRATTO
DA A-RIVISTA ANARCHICA

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