Appello a deporre le armi dei movimenti ucraini, russi e italiani contro la guerra della rete W.R.I.

I nonviolenti di Ucraina, Russia e Italia:
I nostri tre popoli sono contro la guerra perché la conoscono. Siamo fratelli e sorelle. Una dichiarazione congiunta. La guerra è il più grande crimine contro l’umanità. Non esiste guerra giusta. Ogni guerra è sacrilega. Per questo siamo obiettori di coscienza, rifiutiamo le armi e gli eserciti che sono gli strumenti che rendono possibili le guerre.
Il conflitto tra Russia e Ucraina può e deve essere risolto con mezzi pacifici, salvando così molte
vite. Sappiamo che l’invasione russa in corso in Ucraina viola il diritto internazionale e che
l’Ucraina ha il diritto di difendersi dall’aggressione armata, ma non possiamo accettare alcuna
giustificazione della guerra, perché siamo persuasi che l’azione nonviolenta sia la migliore forma
di autodifesa. Non possiamo accettare le narrazioni russe e ucraine che ritraggono questi due popoli
come nemici esistenziali che devono essere fermati con la forza militare. Le vittime di questo
conflitto, civili di diverse nazionalità, muoiono e soffrono a causa delle azioni militari di tutti i
combattenti. Ecco perché le armi e le voci dell’odio devono essere messe a tacere per cedere il
passo alla verità e alla riconciliazione. Facciamo parte dell’Internazionale dei Resistenti alla Guerra (W.R.I.) e dell’Ufficio Europeo per l’Obiezione di Coscienza (EBCO), e lavoriamo insieme in un unico grande movimento per la pace. Ci rivolgiamo ai nostri governi (ucraino, russo, italiano) affinché attivino subito ogni strada diplomatica possibile per un tavolo delle trattative per il cessate il fuoco. I nostri popoli sono
contro la guerra. I nostri popoli hanno già subito l’immenso dramma della seconda guerra mondiale,
hanno conosciuto i totalitarismi, e vogliono un futuro di pace per le nuove generazioni.
Siamo per il disarmo, siamo contro le spese militari; vogliamo che i nostri governanti usino i soldi
del popolo per combattere la povertà e per il benessere di tutti, non per nuove armi. Un inutile sforzo bellico non dovrebbe distrarci dalla risoluzione di urgenti problemi socioeconomici ed ecologici. Non possiamo permettere ai politici di gonfiare la loro popolarità e alle industrie militari di trarre profitto dall’infinito spargimento di sangue.
Conosciamo l’efficacia della nonviolenza come stile di vita e forza più potente dell’ingiustizia, della
violenza e della guerra. Stiamo lavorando sia per la resistenza nonviolenta alla guerra che per le
trasformazioni sociali, sviluppando una cultura di pace che riporterà i soldati ad essere civili e
distruggerà tutte le armi. Crediamo nella libertà, nella democrazia, nei diritti umani e lavoriamo
affinché i nostri paesi si rispettino a vicenda. La coscienza individuale è una tutela contro la propaganda di guerra e può salvaguardare dal coinvolgimento dei civili nella guerra. Faremo tutto il possibile per proteggere il diritto umano all’obiezione di coscienza al servizio militare nei nostri paesi.
Ci sentiamo come fratelli e sorelle, e siamo solidali con coloro che oggi soffrono a causa di questa
guerra e di ogni altra guerra nel mondo.
Yurii Sheliazhenko
Ukrainian Pacifist Movement
Elena Popova
Russian Conscientious Objectors Movement
Mao Valpiana
Movimento Nonviolento italiano
Kiev, Sankt Peterburg, Verona, 14 aprile 2022

Lettera aperta per il cessate il fuoco in Ucraina

Condividendo appieno il contenuto di questa lettera aperta che trovate anche in questo LINK indirizzata al Presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi redatta dal Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera mi limito qui a pubblicarla integralmente:

Rete Italiana per il Disarmo

Egregio Presidente del Consiglio dei Ministri,
ogni persona senziente e pensante prova un’angoscia profonda e un indicibile orrore per la guerra e le stragi di cui e’ vittima la popolazione ucraina aggredita dal folle e criminale governo russo.
L’umanita’ intera dovrebbe fare quanto e’ in suo potere per far cessare questa barbarie assassina, per salvare tutte le vite che e’ possibile salvare, per far tacere le armi e ripristinare la pace, il diritto, la civile convivenza.
Ma mi sembra che talune decisioni del governo italiano da lei presieduto, invece di promuovere la pace e salvare le vite, contribuiscono ad alimentare la guerra scatenata dal folle e criminale governo russo.
E mi sorprende, addolora ed angoscia che lei non se ne avveda.
Dovrebbe essere evidente cio’ che occorre innanzitutto fare: far cessare al piu’ presto la guerra; cercare di salvare tutte le vite che e’ possibile salvare; promuovere negoziati di pace.
E concretamente ed immediatamente: inviare ingenti, ingentissimi aiuti umanitari alla popolazione ucraina; soccorrere, accogliere, assistere tutte le persone in fuga dalla guerra (e dovremmo farlo anche con le persone in fuga dalle altre guerre, dalla fame, dai lager libici: invece di farle morire nel

Mediterraneo); adoperarsi per disarmare il conflitto (le armi sempre e solo servono a uccidere gli esseri umani, la guerra in quanto tale e’ un crimine contro l’umanita’, il piu’ grande dei crimini contro l’umanita’); promuovere nei luoghi del conflitto azioni di interposizione internazionale non armata e nonviolenta (sollecitando ovviamente anche l’intervento dell’Onu a tal fine); favorire il dialogo tra le parti in conflitto (giacche’ ogni guerra deve pur concludersi con un negoziato, e prima si negozia prima cessano le stragi), sostituendo le parole alle armi, le ragioni alla violenza, il ragionevole compromesso alle barbare uccisioni, facendo cessare il fuoco il prima possibile e facendo riscoprire a tutti i soggetti coinvolti la semplice verita’ che sono esseri umani quelli che vengono uccisi, e che uccidere degli esseri umani e’ il crimine piu’ mostruoso che degli esseri umani possano commettere.
Il governo italiano si sta impegnando per queste iniziative di pace e di solidarieta’, di soccorso e di accoglienza, di azione diplomatica ed interposizione nonviolenta per salvare tutte le vite che e’ possibile salvare? Ahime’, piu’ no che si’. Quel poco di buono che sta facendo in materia di aiuto umanitario e’ di gran lunga sopraffatto da quel tanto di folle e scellerato che sta facendo in favore della prosecuzione e dell’estensione della guerra, e quindi per ineludibile conseguenza in favore della prosecuzione e dell’estensione delle stragi, favoreggiando di fatto la criminale follia del governo russo.
E valga il vero.
*
Egregio Presidente del Consiglio dei Ministri,

  1. l’irragionevole e sciagurata decisione delle cosiddette “sanzioni” non solo non ha fermato la guerra, non solo non ha inceppato la macchina delle stragi, non solo non ha dissuaso il governo russo dal perseverare nella sua furia onnicida, ma ha invece imposto nuove sofferenze e ulteriore poverta’ alle classi popolari, alle persone e alle famiglie gia’ piu’ sfruttate, rapinate, emarginate ed oppresse del nostro stesso paese. E non solo: l’annunciata decisione di tornare alle centrali a carbone e addirittura alle centrali nucleari (decisione che il governo pretenderebbe di imporre come esito necessitato delle predette “sanzioni”), danneggia gravemente ed irreversibilmente l’umanita’ intera e l’intero mondo vivente.
    Sembra che il governo non si renda conto della sofferenza e della poverta’ di milioni e milioni di italiane ed italiani che queste decisioni stanno precipitando in ulteriori sofferenze, ulteriore impoverimento, ulteriore paura, umiliazione ed angoscia.
    Sembra che il governo non si renda conto della sofferenza e della poverta’ di miliardi di esseri umani che sono gia’ oggi vittime della crisi climatica, delle devastazioni ambientali e della fame (oltre che delle guerre e dei regimi antidemocratici e fin terroristi che si servono anche di armi italiane per esercitare la loro disumana violenza sulle popolazioni inermi).
  2. La folle e criminale decisione di inviare armi in Ucraina, in flagrante violazione dell’articolo 11 della nostra Costituzione, fa entrare l’Italia sia de jure che de facto nella guerra in corso, cosi’ accrescendola ed estendendola, cosi’ contribuendo a nuove uccisioni e nuove devastazioni, cosi’ cooperando a provocare nuove stragi , nuovi orrori e nuove indicibili sofferenze alla popolazione ucraina gia’ cosi’ crudelmente martoriata.
    Sembra che il governo non si renda conto delle concrete conseguenze di tale decisione. Tale decisione non solo fa aumentare le violenze e le uccisioni in Ucraina, ma contribuisce a provocare un allargamento della guerra con il conseguente pericolo di una guerra nucleare che puo’ distruggere l’intera umanita’.
    Nessuno ha il diritto di mettere in pericolo l’esistenza dell’intera umanita’. Occorre fermare la guerra scatenata dalla criminale follia del governo russo, non favoreggiarla e farla crescere fino ad esiti apocalittici. Peraltro il fatto che l’Italia dopo anni ed anni non abbia ancora ratificato il trattato dell’Onu per la proibizione delle armi nucleari, e’ tragicamente sintomatico della perdurante, assurda cecita’ del governo e del parlamento del nostro paese.
  3. Ed e’ grottesca e insensata la decisione di espellere alcuni diplomatici russi dal nostro paese, mentre invece occorrerebbe valorizzare il piu’ possibile tutti i canali diplomatici per arrivare il prima possibile al negoziato che solo puo’ porre termine alla guerra e alle stragi.
    Sembra che il governo non si renda minimamente conto di quali siano le uniche vere vie praticabili e le uniche vere azioni virtuose necessarie per porre fine alla guerra e alle stragi di cui essa consiste.
  4. Nulla aggiungo sull’insensatezza del riarmo; sulla delittuosita’ dell’aumento delle spese militari quando invece il nostro paese ha estremo bisogno di incrementare le spese sociali; sull’abissale stoltezza di scelte energetiche che contribuiscono all’avvelenamento e alla desertificazione della biosfera.
  5. E nulla aggiungo sul triste e tristo fatto che l’Italia non si e’ minimamente dissociata dalle decisioni scellerate degli Stati Uniti d’America che mirano a devastare ed impoverire l’intera Europa per meglio asservirla, della Nato terrorista e stragista che degli Usa e’ braccio armato, dei vertici razzisti e bellicisti dell’Unione Europea; decisioni che contribuiscono a far massacrare la popolazione ucraina, che contribuiscono a trascinare l’umanita’ in una esiziale guerra mondiale, che impoveriscono e ancor piu’ opprimono tutti i popoli europei, che accelerano la catastrofe ambientale.
  6. Aggiungo invece che non so se lei abbia mai avuto occasione di averne notizia, ma nella legislazione del nostro paese gia’ da molti anni e’ entrata – anche se purtroppo finora senza le necessarie e urgenti realizzazioni pratiche – la “difesa civile non armata e nonviolenta”. E’ questa l’alternativa alla guerra, e’ questa la risorsa che puo’ salvare l’umanita’ dalla catastrofe: cosi’ come occorre un’immediata conversione ecologica dell’economia, occorre un’immediata conversione nonviolenta della politica della difesa e della sicurezza comune.
    Occorre sostenere la resistenza nonviolenta della popolazione ucraina all’invasione, alla guerra, alle stragi.
    Occorre sostenere l’opposizione nonviolenta della popolazione russa alla guerra e al regime.
    Occorre sostituire alla “difesa armata” che non difende ma uccide, la difesa popolare nonviolenta che salva le vite e riconosce e rispetta ed invera i diritti umani di tutti gli esseri umani.
    La nonviolenza – scrisse Aldo Capitini – e’ il varco attuale della storia.
    *
    Egregio Presidente del Consiglio dei Ministri,
    lei ha piu’ volte dichiarato di volersi impegnare per la pace. Parole benedette.
    Ma purtroppo cio’ che sta facendo il suo governo e’ l’esatto contrario di cio’ che occorre fare: il suo governo sta operando per la guerra, per la prosecuzione ed estensione delle stragi.
    Lei ha ripetutamente espresso il suo orrore per le stragi e il vivo desiderio che cessino al piu’ presto. Parole benedette.
    Ma purtroppo cio’ che sta facendo il suo governo e’ l’esatto contrario di cio’ che occorre fare: il suo governo sta operando per la guerra, per la prosecuzione ed estensione delle stragi.
    Lei ha piu’ volte chiesto che tacciano le armi e si avviino negoziati di pace. parole benedette.
    Ma purtroppo cio’ che sta facendo il suo governo e’ l’esatto contrario di cio’ che occorre fare: il suo governo sta operando per la guerra, per la prosecuzione ed estensione delle stragi.
    *
    Egregio Presidente del Consiglio dei Ministri,
    credo che anche lei converra’ che non e’ possibile opporsi al male aggiungendo altro male, che non e’ possibile opporsi alla violenza aggiungendo ulteriore violenza, che non e’ possibile opporsi alle stragi provocando altre stragi.
    Credo che anche lei sia consapevole del fatto che la popolazione ucraina ha estremo bisogno di aiuti umanitari che salvino le vite, non di ulteriori armi che provocano sempre e solo ulteriori stragi ed ulteriori devastazioni.
    Tutti i retori esaltatori della guerra, tutti i governanti che armano la guerra, occultano la tragica realta’: la tragica realta’ e’ che ogni nuovo giorno di guerra altri esseri umani vengono massacrati in Ucraina. La tragica realta’ e’ che chi non si adopera per la pace e’ complice dei massacri. La tragica realta’ e’ che i governanti ben protetti si esibiscono in pose gladiatorie e in discorsi roboanti dinanzi alle telecamere nei loro eleganti salotti, e la popolazione ucraina inerme muore sotto le bombe.
    Tutti i retori esaltatori della guerra, tutti i governanti che armano la guerra, cooperano all’uccisione di esseri umani inermi e innocenti, contribuiscono alla prosecuzione del massacro del popolo ucraino vittima della criminale follia del governo russo, trascinano l’umanita’ verso l’abisso.
    *
    Egregio Presidente del Consiglio dei Ministri,
    La prego con tutto il cuore di voler riconsiderare quanto il suo governo ha fatto e sta facendo, e di revocare al piu’ presto le decisioni piu’ sciagurate.
    Mi permetta di ripeterlo una volta di piu’: dobbiamo far cessare immediatamente il massacro del popolo ucraino; dobbiamo far cessare immediatamente la guerra onnicida; ogni vittima ha il volto di Abele; salvare le vite e’ il primo dovere.
    *
    Augurandole ogni bene, voglia credermi il suo fraterno, sincero ed angosciato amico Peppe Sini, responsabile del “Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera” di Viterbo
    Viterbo, 10 aprile 2022

Mittente: “Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera” di Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt@gmail.com

Il “Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera” di Viterbo e’ una struttura nonviolenta attiva dagli anni ’70 del secolo scorso che ha sostenuto, promosso e coordinato varie campagne per il bene comune, locali, nazionali ed internazionali. E’ la struttura nonviolenta che oltre trent’anni fa ha coordinato per l’Italia la piu’ ampia campagna di solidarieta’ con Nelson Mandela, allora detenuto nelle prigioni del regime razzista sudafricano. Nel 1987 ha promosso il primo convegno nazionale di studi dedicato a Primo Levi. Dal 2000 pubblica il notiziario telematico quotidiano “La nonviolenza e’ in cammino”. Da alcuni mesi e’ particolarmente impegnata nella campagna per la liberazione di Leonard Peltier, l’illustre attivista nativo americano difensore dei diritti umani di tutti gli esseri umani e dell’intero mondo vivente, da 46 anni prigioniero innocente.


Appello alla diserzione in Ucraina & Russia

Non è ammissibile affermare la presunta ”sorpresa” dell’aggressione russa in Ucraina, nemmeno se questa si limita a sottolinearne l’inequivocabile ferocia. Non è ammissibile, soprattutto in tempi di apparati di informazione, sicurezza e controllo, da ambo le parti, in grado di prevenire e analizzare anche solo il pensiero che una persona si accinge ad esprimere! Soprattuto non è ammissibile se la strada della guerra era già stata preordinata con forniture di armi offensive all’Ucraina ben prima del fatidico 24 febbraio 2022, secondo le indiscrezioni del Washingtonpost e del New York Times. La cosiddetta caduta del muro nell’89, causata, sul piano economico, anche da un’implosione del sistema sovietico trascinato in un’escalation militare spaziale per esso non più sostenbile, poteva essere un’occasione per pianificare a tavolino un nuovo ordine mondiale che finalmente archiviasse la guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti. La globalizzazione dei mercati, in chiave liberista, ha portato ad un’economia delle multinazionali che dettano legge, pagano tasse irrisorie e determinano gli assetti geopolitici in un sottofondo di inasprimento generalizzato delle disuguaglianze sociali gestito in modo autoritario da una parte e repressivo poliziesco dall’altra. Sempre quel sistema, propagandato come garante della pace perchè legava a doppio filo democrazie e dittature, dittature tra loro e democrazie con democrazie, si è rivelato esso stesso uno strumento potenziale di guerra attraverso le sanzioni e tutta le retorica dell”economia di guerra”. D’altra parte, la limitazione del sistema SWIFT, o gli oscuramenti dei social network, rappresentano sanzioni e rappresaglie belliche nella misura in cui non sono aggirabili a causa di un sostanziale monopolio di un’economia ai danni dell’altra. Siamo quindi alle prove generali, allo stress-test del doppio canale, economico e militare, dei nuovi conflitti con il sottofondo di guerra digitale in cui agiscono altri ”militari” laici, gli hacker, influencer, i produttori di fake-news in entrambi i fronti. Non destano nemmeno più indignazione la nonna ucraina col nipotino intenta a preparare le molotov mentre il papaà è al fronte per difendere la nostra e la loro libertà o la bambina col lecca-lecca in bocca e in braccio il fucile: lottano ”semplicemente” per la nostra libertà! E il presidente Ucraino che incita alla ressitenza ad oltranza non è un politico irresponsabile corresponsabile di un massacro premeditato dei propri elettori ma è un eroe. Siamo al bene contro il male, la follia contro la razionalità, le bombe intelligenti contro quelle infami, ecc. ecc. Assistiamo ad un tripudio di nazionalismo ”buono” e una messa alla berlina di un nazionalismo ”peloso” perchè manipolato dagli oligarchi vicini Putin ognuno titolare di uno o più yacht ora sotto sequestro in qualche porto occidentale. Non vi è dubbio che Putin, burocrate carrierista cresciuto negli apparati più foschi dell’ex URSS, rappresenti il prototipo del cinismo politico arrivista e violento; tuttavia, se lo stereotipo dell'”uomo solo al comando”, un po’ folle e staccato dalla realtà, (salvo poi proporre il modello scaltro della strategia del “fingersi pazzo” come fece a suo tempo Nixon!), per chi studia approfonditamente la storia, non funzionava ai tempi di Hitler, a maggior ragione non può reggere oggi. Cade, infatti, anche il mito del libero scambio globale garante della pace perchè, appunto, scopriamo che c’è sempre un soggetto leader mondiale che tiene in mano una delle varie leve del potere: può essere il sistema GPS, lo SWIFT, internet, ecc.. Il crollo dell’impero sovietico, purtroppo, è stato interpretato come una vittoria dell’occidente sulla tirannia. Questo modello, bianco-ariano, cristiano, democratico e libertario è fondamentalmente superiore a tutti gli altri o comunque superiore a chi, in quel momento, non è più funzionale ai nostri interessi economici o strategici: insomma, una fucilazione come sanzione penale in Cina desta meno repulsione di un’analoga pena comminata in Iran. Il fondamentalismo capitalistico ed estrattivo in cui le persone sono individvidui che competono sul “mercato” del lavoro con il loro merito e le loro competenze e che esistono in quanto consumatori con un certo potere d’acquisto, sul quale si regge l’economia di un PIL “condannato” a crescere perpetuamente, si chiama DEMOCRAZIA LIBERALE. Gli altri fondamentalismi non hanno sinonimi, sono fondamentalismi e basta. Poco importa se quel modello produce ricchi sempre più ricchi in leggero aumento e poveri che restano poveri e altri che lo diventano come da anni avverte OXFAM: questi straricchi, poi, in un modo o nell’altro collegati a società finanziarie che comprano e vendono società o derrate alimentari, combustibili o immobili, affamano o depauperano risorse ambientali o i redditi dei lavoratori e alla fine si scagliano uno contro l’altro, insomma giocano alla guerra alle spalle di noi civili. Sarebbe inutile poi dilungarsi sulle variabili che classificherebbero come democrazie effettivamente compiute, pacifiche fino a prova contraria come quella degli USA, dei paesi europei o quelle dell’ex-blocco sovietico ora nell’UE oppure come autocratiche quelle della Russia, Cina o Egitto, ecc. ecc. ma ciò che è fuori di dubbio è che noi ”occidentali” pensiamo fermamente di essere, tutto sommato, dalla parte ”giusta”. Partendo da questo presupposto, quella forma di guerra ibrida condotta dagli USA nei confronti paesi dell’ex blocco sovietico, fatta di invasione di modelli di consumo consumistici, penetrazione dei social network e fitti rapporti e triangolazioni commerciali e geostrategiche con regimi di dubbia democrazia come i paesi baltici, Romania, Bulgaria, Polonia, Ungheria, ecc., viene invece interpretata come richiesta legittima di libertà, di liberismo economico e di legittima aspirazione di ognuno all’autoimprenditorialità. Sotto questa luce, l’espansione della NATO a est è stata di conseguenza un processo benefico e “generoso” richiesto a gran voce da cittadini finalmente liberi, tanto che si era creata la fila per entrarvi! così come si era creata la fila anche per entrare in europa. Insomma si fa di tutto per incentivare le contrapposizioni, per inasprirle, per creare modelli ”vincenti” e libertari che si contrappongono a modelli nefasti e dittatoriali, salvo poi strungere affari e magari vendere armi: soldi che puzzano a seconda delle convenienze oppure che puzzano dopo aver emanato profumo fino a qualche giorno prima! Qualche anno fa, addirittura colui che oggi viene presentato come un individuo affetto da disturbi cognitivi post-covid, traumi esistenziali risalenti ad un’infanzia infelice, anaffettività e delirante distacco dalla realtà, voleva pure lui entrare nella NATO! Ma la distinzione tra buoni e cattivi, tra meritevoli di possedere l’arma nucleare e chi no, tra democrazie e oligarchie, porterebbe il discorso troppo in là. Roger Waters, bassista dei Pink Floyd riassume bene, in questa risposta ad una sua fan, la posizione di chi non si schiera né dall’una né dall’altra della barricata. Ma questa barricata lungi dall’essere poco combattiva, come sottintendeva Lenin, o peggio qualunquista, si può spingere oltre quel pacifismo che spesso viene tacciato, appunto, di pensiero da salotto o pantofolaio e suggerire anche soluzioni drastiche che in questo momento forse sono più coraggiose che imbracciare un’arma, sicuramente sono più ”trasgressive”: la diserzione in ambo gli schieramenti e l’opposizione non-violenta allo strumento della guerra tanto in Ucraina quanto in Russia illustrata bene in questo appello della rete War Resisters International. In quest’altro articolo di Meltingpot, scritto dopo qualche anno dall’inizio del conflitto silente di Donbass, si spiegano in maniera dettagliata le basi giuridiche del diritto d’asilo della figura del disertore, in questo caso ucraino. Nella misura in cui, come più volte sottolineava Gino Strada, i conflitti non vedono buoni e cattivi su fronti opposti entrambi intenti a limitare più o meno efficacemente gli effetti collaterali delle bombe a grappolo o di quelle intelligenti o ancora degli infallibili droni ma vedono invece una preponderanza di vittime civili (contrariamente ai conflitti precedenti alla prima e seconda guerra mondiale) la diserzione è l’unica strada percorribile. Meglio ancora se alla fonte gli eserciti fossero convertiti in forze di protezione civile armata ma solo contro le calamità naturali o sanitarie e le industrie belliche fossero obbligate a riconvertirsi in imprese impegnate nel new green deal : come molti manifestanti dei movimenti ecologisti affermano, ad esempio quelli scesi in piazza in Francia in occasione delle elezioni presidenziali dove il tema ambientale sembra sorprendentemente sparito, in varie parti del mondo si litiga, si gioca a menare le mani, mentre la nave affonda!

Fascisti su Marte

Non è tanto il sub-umano a torso nudo che entra codardmente nella sede della CGIL a Roma, vuota perchè giorno festivo, mettendola a ferro e fuoco, a preoccupare quanto quella moltitudine silenziosa di cui questa porzione inconsistente della nazione sembra rappresentarne l’opinione su diversi temi: dal complotto cosiddetto immigrazionista, al negazionismo della Shoah o quantomeno ad una sua riconduzione a quantificazioni statistiche più aderenti alla (loro) realtà, dal complotto di Bigpharma in tempi di Covid19 al colpo di Stato contro le c.d. libertà individuali, tra le quali anche anche quella di ammalarsi o morire a causa di un virus peraltro ”inventato”. Il No-vax spesso è associato al No-greenpass, no-mask. Il fascismo, negli anni del consenso, si avvaleva appunto di un consenso peloso, qualunquista ed inetto, individualista ed egocentrato, altrettanto alienato ma dentro la società dei consumi quanto quella porzione di umanità secondo loro soggiogata da un sistema di mass media gestito dalla lobby ebraica e sempre secondo loro, vittima della società dei consumi e dei media mainstream.

Continua l’apartheid (violenta) dello Stato ebraico contro il popolo palestinese

Apartheid è un concetto che fa subito partire l’immaginazione verso il Sudafrica, Nelson Mandela, ecc. ma a pochi viene spontaneo associarlo invece a ciò che ha subito il popolo palestinese, a partire dallo stesso anno ma che a differenza dei fratelli sudafricani, non si è fermato ai primi anni ’90. Ancora oggi continuano gli sfratti dalle case legittimamente possedute dai palestinesi ma questa volta a Gerusalemme che rappresenta un ”laboratorio” di violenze, soprusi, muri divisori. Ad Israele non bastava avere dei territori occupati militarmente e urbanisticamente dai loro coloni che a macchia di leopardo hanno reso impossibile ai palestinesi spostarsi agevolmente anche di pochi chilometri tra una località e l’altra. Coperti dal silenzio della comunità internazionale e quindi agevolati dal clima politico generale, Israele accelera verso la ”soluzione finale’: ed è cosi che decine di famiglie, come avvenne nel lontano ’48 vengono sfrattate per fare posto a fanatici ebrei ortodossi una porzione di popolo israeliano che tiene in pugno il governo quale ago della bilancia: la storia si ripete invariata da oltre ’70 anni anche a causa dell’ossessione demografica dello stato ebraico. Al movimento sionista non bastava raccogliere ebrei un po’ da tutto il mondo per colonizzare la terra promessa, occorreva e occorre ancora oggi arrestare con ogni mezzo la progressione demografica della popolazione araba tradizionalmente più prolifica di quella israeliana: il problema è sia interno, ovvero legato ai palestinesi di passaporto e cittadinanza israeliana, sia esterno cioè i profughi/reclusi di Gaza e Cis-Giordania. In totale disprezzo di qualsiasi raccomandazione dell’ONU, giunte oramai ad accumularsi inutilmente a decine sui tavoli diplomatici, gli israeliani cacciano i legittimi proprietari di case e terreni divenuti trofei di guerra per giovani e arroganti ebrei, il più delle volte ortodossi ultraconservatori, col mitra sempre al collo. Queste pratiche, acceleratesi in questo ultimo periodo, hanno come effetto collaterale scontri violenti in cui a pagarne il prezzo più caro sono sempre in palestinesi, con una proporzione spesso di 1 a 10 ma mai abbastanza sottolineata da quasi tutti i mass media. Intanto all’orizzonte si profila la commemorazione della Nakba mentre politicamente si infiamma il dibattito politico tutto interno ai palestinesi alle prese con le imminenti elezioni.

Le opere inutili: non è andata ”tutto bene”

Pubblico una mail (a pag.3) di Nicoletta Dosio, insegnante, ora pensionata ma più che mai impegnata nella lotta ai soprusi all’ambiente perpetrati da un’economia capitalistica ”estrattiva”. Nel caso del TAV siamo in presenza di un’economia addirittura ”perforante” che infligge buchi, scorie di amianto lasciate qui e là e devastazioni ai piedi delle montagne in Val di Susa che i recenti fatti pandemici, le evidenze scientifiche dello ”spillover” e i cambiamenti climatici dovrebbero indurre a preservarla come patrimonio ambientale sacro. Non è andata ”tutto bene” come vorrebbe far credere la retorica di un regime che ha affrontato la pandemia nel modo peggiore tra tutti i paesi del mondo, col tasso di letalità tra i più elevati, con un numero di operatori sanitari deceduti che urla giustizia, con intere generazioni di anziani che in alcuni distretti sono letteralmente scomparse e con esse la loro memoria storica. Il capitolo RSA rappresenterà la vicenda giudiziaria che arricchirà le cronache giudiziarie nei prossimi vent’anni così come lo sono state quelle riguardanti le morti per amianto. (SEGUE A PAG.2)

”Amici miei” e la super…azzolina

Privato e privato sociale a gogo‘, parrocchie, sale concesse da comuni biblioteche, ecc. ecc. con la scusa della ”scuola nel/sul territorio” e con lo slogan pietistico ”adotta una scuola”: non c’è nulla di concreto nel piano per il cosiddetto rientro in sicurezza a settembre, tanto meno proprio in favore dell’aspetto sanitario visto che non c’è un piano integrato di restauri e/o ampliamenti di ex-edifici del patrimonio scolastico già all’opera o previsto a breve. Quindi quale distanziamento? Sul piano delle risorse umane è inutile girarci intono perché non vi saranno assunzioni aggiuntive ma semmai un po’ di stabilizzazioni (forse) a partire dall’autunno ma con benefici a decorrere dall’a.s 21/22. Il miliardo di investimenti annunciato basterebbe a malapena per assumere in modo aggiuntivo poco meno di 40mila unità ovvero meno del 5% dell’organico attuale ma dal momento che verrà gestito in vari modi dalle Regioni è indubbio che si riuscirà a fare solamente un maquillage delle strutture esistenti e nulla verrà investito in risorse umane che peraltro sarebbero essenziali proprio per le sanificazioni oltre che per garantire un docente ogni 15 allievi come avviene in quei paesi dove la scuola rappresenta un patrimonio prezioso per la comunità da tutelare il più possibile in questi tempi di esigenze di distanziamento. La soluzione è quindi lo scaglionamento orario, gli sdoppiamenti da incastrare con la teledidattica tanto agognata dalle multinazionali delle ICT. Pubblichiamo quindi un documento che fa il punto su tutti gli aspetti distruttivi di questo piano di rientro in pseudo-sicurezza in una pseudo-scuola. Si tratta di un documento condiviso durante un collegio docenti di un prestigioso liceo romano, il Virgilio, e approvato a maggioranza come mozione (prosegue a pag.2) :

Per una scuola di tutti

Pubblichiamo il testo del Comitato permanente per la salvaguardia e il rilancio della scuola della Repubblica
(per aderire: salvaguardiascuolarepubblica@gmail.com)

MANIFESTO COSTITUTIVO
Le notizie che circolano in merito ai “progetti” che si stanno preparando per la scuola hanno sollevato la preoccupazione e l’indignazione di moltissimi insegnanti, genitori, studenti, dirigenti. Esse non possono che allarmare tutte le persone legate alla difesa della scuola della Repubblica.
Abbiamo sentito parlare apertamente di scuola “ibrida”, di “surrogati” degli insegnanti, di “didattica a distanza come modello”, di “rendere permanente il modello attuale”. L’audizione presso la VII Commissione della Camera dei Deputati del Prof. Patrizio Bianchi, Coordinatore del Comitato degli esperti istituito presso il Ministero dell’Istruzione, nonché gli elementi che emergono dal cosiddetto Piano Colao, preoccupano ulteriormente. (SEGUE A PAG.2)

La scuola della Repubblica della Banane

Alla vigilia delle manifestazioni di piazza in tutta Italia per dire NO alla scuola dimezzata, depauperata, dematerializzata, riprendiamo da “Scuola Resistente“, rubrica dedicata a scuola, formazione e dintorni su Radio Onda d’Urto, questo articolo con intervista audio a Davide Borrelli, sociologo dei processi culturali presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Viene argomentata sociologicamente e su alcuni aspetti anche psicologicamente una dura critica a tutta la ”filiera” della formazione-ricerca-educazione preda di un indottrinamento ideologico di stampo neo-liberista che ne svuota tutto il potenziale di carica creativa e di cambiamento verso una società egualitaria, in cui il benessere sia per tutti e non per pochi e ricchi privilegiati. In realtà il processo di degrado e di standardizzazione tecnicistica del comparto ricerca-formazione-scuola che premia le ”eccellenze” (dando più risorse a chi già le ha!) parte da lontano, per opera di una sinistra benpensante e indulgente verso Confindustria e il mondo della finanza, per poi essere completato in modo plateale ma comprensibilmente coerente, da una destra sempre più fascistoide. Dai processi di aziendalizzazione tramite la cosiddetta autonomia scolastica con tutto il corollario di linguaggio e approcci aziendalistici che ne consegue (la mission nel territorio, le competenze, i crediti e i debiti, ecc. ecc.) si finisce oggi con lo sbando più allarmante per di più nel quadro di una crisi economica epocale e di una pandemia che nessuno tra i governanti riesce a gestire in modo efficace senza troppi danni collaterali. (SEGUE A PAG.2)

Manifesto per i diritti e i desideri di bambine, bambini e adolescenti. Salute, spazi pubblici, scuola nell’emergenza Covid-19

Rete Scuola e bambini nell’emergenza covid 19

Pubblichiamo, di seguito, un manifesto prodotto dalla Rete Scuola e bambini nell’emergenza covid 19, una realtà formata da genitori, docenti e educatori che sta tenendo assemblee settimanali dall’inizio della pandemia sul tema dei diritti e della condizione dei minori. Si tratta di un documento che reputiamo convincente per almento due motivi. Il primo è che cerca di respingere ogni tentativo di contrapporre diritti fondamentali: alla salute, al benessere mentale ed emotivo, allo studio, allo spazio e al gioco, alla sicurezza sul lavoro (per gli insegnanti), a un welfare decente che non costringa le madri a casa. Il secondo è che inserisce la scuola nella società senza presentarla come un mondo a parte, così come parla dei bambini prima di tutto come cittadini e poi come alunni e studenti. (SEGUE A PAG.2)