Per una vela inclusiva a 360°

Si è svolta, il 16 luglio 2022, presso Porto Turistico di Roma a Ostia la giornata di sostegno ad SOS MEDITERRANEE che ha visto la partecipazione di persone cieche appassionate di vela insieme a persone sostenitrici dell’ONG franco-italo-tedesco-svizzera. Chiunque aveva devoluto nella settimana precedente un’offerta per contribuire alle operazioni di salvataggio nell’area adiacente il mar libico, poteva partecipare ad una lezione gratuita di circa un’ora introduttiva alla navigazione a vela sotto la guida esperta degli skipper, istruttori F.I.V. o della U.I.S.P., dell’ASD GIROVELANDO . Si è trattato di un’iniziativa fortemente inclusiva in linea con le linee-guida del progetto ”Vela sensibile” che da alcuni anni la sezione vela della U.I.S.P. sta portando avanti sia su derive che cabinati, con ciechi e/o ipovedenti. Vela e soccorsi in mare sono due parole-chiave che il gruppo dei volontari denominato ”Salvagente” di Roma sta cercando di unire nella convinzione che i punti di contatto e le sensibilità siano tali che dal mondo della vela si potrà alzare un grido di allarme affinché si ponga fine a navigazioni che troppo spesso danno luogo naufragi e morti. Tanto più che questo collegamento sta diventando sempre più stretto se si guarda all’inedita rotta migratoria che partendo dalla Turchia arriva fino alle coste calabre, pugliesi o siciliane proprio a bordo di imbarcazioni a vela, ovviamente rubate ai legittimi proprietari, ad opera di skipper-scafisti senza scrupoli. Proseguendo su questa linea, l’ASD Girovelando ha recentemente portato la bandiera di SOS MEDITERRANEE che ha patrocinato l’imbarcazione H2O, un First435 partecipante alla prestigiosa regata ”La lunga bolina”, organizzata dal C.C. Aniene sulla rotta Riva di Traiano-Porto Ercole.

Fascisti su Marte

Non è tanto il sub-umano a torso nudo che entra codardmente nella sede della CGIL a Roma, vuota perchè giorno festivo, mettendola a ferro e fuoco, a preoccupare quanto quella moltitudine silenziosa di cui questa porzione inconsistente della nazione sembra rappresentarne l’opinione su diversi temi: dal complotto cosiddetto immigrazionista, al negazionismo della Shoah o quantomeno ad una sua riconduzione a quantificazioni statistiche più aderenti alla (loro) realtà, dal complotto di Bigpharma in tempi di Covid19 al colpo di Stato contro le c.d. libertà individuali, tra le quali anche anche quella di ammalarsi o morire a causa di un virus peraltro ”inventato”. Il No-vax spesso è associato al No-greenpass, no-mask. Il fascismo, negli anni del consenso, si avvaleva appunto di un consenso peloso, qualunquista ed inetto, individualista ed egocentrato, altrettanto alienato ma dentro la società dei consumi quanto quella porzione di umanità secondo loro soggiogata da un sistema di mass media gestito dalla lobby ebraica e sempre secondo loro, vittima della società dei consumi e dei media mainstream.

Migranti ostaggio di una campagna elettorale perenne

In un articolo apparso su Nextonline ai tempi delle campagne denigratorie contro le ONG già si capiva dove sarebbe andata a parare la politica e i mass-media: la prima a caccia di voti, i secondi, senza sporcarsi troppo le mani, a caccia di un audience facile. La tecnica ? quella del sospetto, di andreottiana memoria.

Ormai è assodato che il sistema capitalistico di stampo liberista non necessita più di un sistema politico connivente o vicino alle sue richieste perché questo è ormai strutturalmente e culturalmente coincidente per pensieri ed opere : le élite che si alternano al potere (salvo qualche eccezione, qualche comparsa abilmente ”guidata”) o ne fanno parte direttamente o ne sono strutturalmente influenzate sul piano culturale tanto da agire ”in nome e per conto di” in maniera spontanea, semplicemente seguendo il ”pensiero unico”. Questa piccola e mediocre fauna autoreferenziale nel preciso istante in cui varca la soglia del palazzo è consapevole del fatto che sul piano della gestione finanziaria e quindi economica non ha nessun margine di azione se non quello di ratificare o aggiustare un indirizzo già pianificato da altri; non potendo agire sulla redistribuzione delle ricchezze, o su di un’accelerazione generalizzata della mobilità sociale, per guadagnare consenso punta su ciò che può unire, può rassicurare coloro (90% circa della popolazione) che temono per quelle poche o medie ricchezze possedute, per la propria incolumità. L’uomo nero viene facilmente ripescato dall’archivio storico fascista ma anche pre-fascista, le sue malattie e cattive abitudini anche religiose. La famiglia, cui è stato addossato il gravoso compito di supplire italianamente e creativamente il deficit di welfare, viene ancora una volta tradita e strumentalizzata dal pensiero emergente, molto poco innovativo, del ”dio, patria e famiglia”, appunto. Ci si aggrappa ai grandi classici di un tempo ovvero le certezze tradizionali, naturali: uomo=maschio, donna=femmina, famiglia=maschio+femmina+prole (frutto di un naturale accoppiamento), ecc. ecc. Poco importa se queste certezze calpestano i diritti della donna o se partoriranno, un giorno, un bimbo ”salvato” dall’omicidio (che qualcuno chiama molto più semplicemente interruzione di gravidanza) ma che sarà forse infelice o disadattato. Perché? perché figlio, ad esempio, di uno stupro di gruppo su di una quindicenne, abbandonato in un orfanotrofio dove nessuno si affaccerà per adottarlo. Certezze tribali, ”naturali”, paure ataviche, sono tutti elementi molto facili da mobilitare in un momento di grande crisi e di grande ricerca di capri espiatori. Se poi dall’altro lato troviamo un nostro rappresentante governativo forte con i deboli e debole con i forti ma che riesce a farsi passare come il giustiziere della notte, la notte della ragione, il nostro braccio armato che agisce per sfogare le nostre rabbie represse o difficili da indirizzare verso l’obiettivo ”corretto” il gioco è fatto e il cerchio si chiude. Così abbiamo un gruppetto di migranti affamati su di un’imbarcazione di soli 39 metri, adibita solo al soccorso e allo sbarco immediato del suo carico una volta issato a bordo, che vaga in lungo e in largo il mediterraneo meridionale come una pallina da ping pong, per giorni e giorni col mare a volte in tempesta. Quanto vomito è stato versato, quante speranze sono state deluse, dopo il salvataggio, dopo essere sfuggiti all’inferno ? a quel giustiziere che nulla sa di navigazione, di vomiti a ripetizione per giorni e giorni di seguito fino allo sfinimento, di notti passate sul pavimento di acciaio della nave, al freddo di un primavera inclemente, importa solo un voto in più da parte di chi teme per il proprio piccolo mondo, precario o stabile ma pur sempre piccolo, tanto piccolo che per l’uomo nero non c’è spazio. Ma siccome alla cattiveria non c’è mai fine, come ci hanno ben insegnato i nazisti, la soluzione che ci toglie dal pericolo dell’invasione di 60 persone sul nostro suolo patrio, è dietro l’angolo: raggiungere dopo decine di giorni di perigliosa navigazione Amburgo!

Il tema migrazioni non sempre è trattato in modo equilibrato e fuori dalle mire elettoralistiche strumentali anche dai giornalisti ”progressisti”: per non scontentare nessuno, come si dice a Roma ”la si butta in caciara”! e quindi c’è del losco un po’ ovunque, tra le ONG, tra i governi, tra gli operatori umanitari che addirittura salutano i marinai della guardia costiera libica o i loro collaboratori trafficanti di armi. Questa fu l’immagine presentata da una puntata di Report in piena campagna denigratoria sulle ONG, portata avanti senza tener conto di quell’attimo preciso in cui un essere umano tira fuori la mano dall’acqua per chiedere aiuto. Ho dovuto arginare su FB l’odio di un professionista odiatore on-line che criticava la mia dura presa di posizione contro quell’immagine nebulosa presentata da Raitre: dopo 10 giorni scomparve, forse sfinito dalle mie risposte puntuali e inattaccabili perché frutto di una testimonianza diretta sul campo, la mia. Su Nextonline comparve anche un articolo che ricorda l’episodio. VAI ALL’ARTICOLO

Il congresso mondiale delle famiglie: una kermesse all’insegna di Dio, Patria e Famiglia (tradizionale)

Perché una recrudescenza così spinta, a 360° sul piano culturale, dei temi tradizionalisti, rispetto alle diverse visioni di famiglia, delle scelte di genere e dei comportamenti sessuali, dei ruoli della donna e dell’uomo, fino al ruolo dell’Occidente in senso lato ? Una possibile spiegazione sociologica alla diffusione e spesso al profondo radicamento culturale di tali convincimenti può risiedere nell’attuale crisi economica iniziata verso la fine della prima decade del secondo millennio (2007-2008) in cui a seguito di molteplici dissesti finanziari scaturiti da azzardate operazioni immobiliari associate a prodotti finanziari altrettanto rischiosi hanno determinato una riconfigurazione mondiale dei flussi di denaro. Ne è conseguito in inasprimento delle concentrazioni di ricchezze a livello mondiale, un impoverimento generalizzato di intere fasce sociali cui si sono accompagnate politiche di ”austerity” proprio per fare fronte ai dissesti finanziari di numerosi istituti di credito in molti paesi. Tutti questi cambiamenti sono avvenuti tra l’altro nell’ambito di un perdurante dominio della cosiddetta economia finanziarizzata che invece di invece di fare tesoro dei propri errori ne h approfittato per rinvigorire il pensiero neo-liberista dominante. La precarizzazione del lavoro, l’abbassamento generalizzato dei salari, l’erosione di tutte le forme di welfare, sebbene in diversa misura ma di fatto in tutti i paesi del mondo, hanno acuito il sentimento di incertezza. Dal punto di vista culturale, il senso di precarietà generalizzato, la crisi per auto-implosione dei partiti politici tradizionali e di altre forme di rappresentanza hanno lasciato spazio a movimenti populisti che facendo leva, da una parte sulle paure tradizionali dell’uomo, dall’altra proponendo i capi-saldi tradizionalmente condivisi (ad esempio ”dio”, ”patria”, ”famiglia”) hanno acquisito consenso politico con la connivenza e spesso l’appoggio di diversi gruppi di interesse economici. Da qui la ”riscoperta” dei sani principi della famiglia tradizionale, l’indentificazione del genere col sesso, ovvero il ”maschio” deve essere ”uomo” e nient’altro e idem per quanto concerne il ruolo sociale e biologico della donna-femmina. Lo spazio per la libertà di scelta individuale, per concetti quali la socializzazione al genere, l’autodeterminazione della donna in tema di interruzione di gravidanza, vista di conseguenza come omicidio, o dell’uomo in generale di fronte al tema del fine vita, sono conseguentemente compressi e rivisti alla luce del pensiero cattolico tradizionale o cristiano conservatore, approcci entrambi molto funzionali al rinforzo di tali ideologie. Una presunta superiorità della cosiddetta ”razza bianca”, sia in termini culturali sia biologico-ereditari, fa da sfondo a tutte queste ideologie che nascono da pensieri conservatori e per questo molto rassicuranti: il nero o l’immigrato, soprattutto se proveniente dalle aree più svantaggiate della terra, spesso depauperate proprio dall’Occidente è visto come il nemico, come colui che ci toglie o potrà togliere quel poco di benessere conquistato negli ultimi decenni, in termini di posti di lavoro, di welfare e di benessere in generale. I diversi tassi demografici delle culture di provenienza, quasi tutti a sfavore della ”razza bianca”, fanno vedere inoltre i flussi migratori nella loro possibile veste di invasione a scopo di ”sostituzione” peraltro organizzata, secondo le note teorie del complotto, da diversi gruppi di potere economico, con la Fondazione Soros sempre in prima fila tra i facili capri espiatori. Quindi da una parte, si propone il sano e rassicurante ”rifugio” della famiglia tradizionale in cui i principi sono immutabili per definizione perché di origine divina, dall’altra si incita all’odio razziale e alla chiusura alle altre culture fino alla costruzione di muri o alla chiusura dei porti, se non addirittura il blocco navale, contro i flussi migratori, anch’essi stimolati da gruppi di interesse economico-finanziario, interessati all’annientamento della razza bianca tramite un progressivo meticciamento delle culture autoctone. Qui il LINK al convegno cui l’Università di Verona che prudentemente gli ha chiuso le porte proprio per sganciarsi da una possibile responsabilità futura rispetto ad un rischio di accreditamento ”scientifico-accademico” da parte di un’istituzione universitaria.

World Congress of Families XIII

Per una didattica (interdisciplinare) della NON-violenza

In questi ultimi anni, in particolare l’ultimo la violenza, in molte delle sue modalità espressive è stata ampiamente sdoganata. Dopo un lungo periodo di liberismo sfrenato, nel quale,  peraltro,  siamo ancora totalmente immersi, cui si è accompagnato un individualismo che dietro i miti del merito e delle competenze ci ha fatto illudere di potere competere ad armi pari a suon  longlife learning da una parte e lavoro gratis dall’altra (stage, lavori per la visibilità, volontariato di vario genere, ecc.),  ci troviamo oggi di fronte ad un regime 4.0.

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