Continua l’apartheid (violenta) dello Stato ebraico contro il popolo palestinese

Apartheid è un concetto che fa subito partire l’immaginazione verso il Sudafrica, Nelson Mandela, ecc. ma a pochi viene spontaneo associarlo invece a ciò che ha subito il popolo palestinese, a partire dallo stesso anno ma che a differenza dei fratelli sudafricani, non si è fermato ai primi anni ’90. Ancora oggi continuano gli sfratti dalle case legittimamente possedute dai palestinesi ma questa volta a Gerusalemme che rappresenta un ”laboratorio” di violenze, soprusi, muri divisori. Ad Israele non bastava avere dei territori occupati militarmente e urbanisticamente dai loro coloni che a macchia di leopardo hanno reso impossibile ai palestinesi spostarsi agevolmente anche di pochi chilometri tra una località e l’altra. Coperti dal silenzio della comunità internazionale e quindi agevolati dal clima politico generale, Israele accelera verso la ”soluzione finale’: ed è cosi che decine di famiglie, come avvenne nel lontano ’48 vengono sfrattate per fare posto a fanatici ebrei ortodossi una porzione di popolo israeliano che tiene in pugno il governo quale ago della bilancia: la storia si ripete invariata da oltre ’70 anni anche a causa dell’ossessione demografica dello stato ebraico. Al movimento sionista non bastava raccogliere ebrei un po’ da tutto il mondo per colonizzare la terra promessa, occorreva e occorre ancora oggi arrestare con ogni mezzo la progressione demografica della popolazione araba tradizionalmente più prolifica di quella israeliana: il problema è sia interno, ovvero legato ai palestinesi di passaporto e cittadinanza israeliana, sia esterno cioè i profughi/reclusi di Gaza e Cis-Giordania. In totale disprezzo di qualsiasi raccomandazione dell’ONU, giunte oramai ad accumularsi inutilmente a decine sui tavoli diplomatici, gli israeliani cacciano i legittimi proprietari di case e terreni divenuti trofei di guerra per giovani e arroganti ebrei, il più delle volte ortodossi ultraconservatori, col mitra sempre al collo. Queste pratiche, acceleratesi in questo ultimo periodo, hanno come effetto collaterale scontri violenti in cui a pagarne il prezzo più caro sono sempre in palestinesi, con una proporzione spesso di 1 a 10 ma mai abbastanza sottolineata da quasi tutti i mass media. Intanto all’orizzonte si profila la commemorazione della Nakba mentre politicamente si infiamma il dibattito politico tutto interno ai palestinesi alle prese con le imminenti elezioni.

Le opere inutili: non è andata ”tutto bene”

Pubblico una mail (a pag.3) di Nicoletta Dosio, insegnante, ora pensionata ma più che mai impegnata nella lotta ai soprusi all’ambiente perpetrati da un’economia capitalistica ”estrattiva”. Nel caso del TAV siamo in presenza di un’economia addirittura ”perforante” che infligge buchi, scorie di amianto lasciate qui e là e devastazioni ai piedi delle montagne in Val di Susa che i recenti fatti pandemici, le evidenze scientifiche dello ”spillover” e i cambiamenti climatici dovrebbero indurre a preservarla come patrimonio ambientale sacro. Non è andata ”tutto bene” come vorrebbe far credere la retorica di un regime che ha affrontato la pandemia nel modo peggiore tra tutti i paesi del mondo, col tasso di letalità tra i più elevati, con un numero di operatori sanitari deceduti che urla giustizia, con intere generazioni di anziani che in alcuni distretti sono letteralmente scomparse e con esse la loro memoria storica. Il capitolo RSA rappresenterà la vicenda giudiziaria che arricchirà le cronache giudiziarie nei prossimi vent’anni così come lo sono state quelle riguardanti le morti per amianto. (SEGUE A PAG.2)

Per una scuola di tutti

Pubblichiamo il testo del Comitato permanente per la salvaguardia e il rilancio della scuola della Repubblica
(per aderire: salvaguardiascuolarepubblica@gmail.com)

MANIFESTO COSTITUTIVO
Le notizie che circolano in merito ai “progetti” che si stanno preparando per la scuola hanno sollevato la preoccupazione e l’indignazione di moltissimi insegnanti, genitori, studenti, dirigenti. Esse non possono che allarmare tutte le persone legate alla difesa della scuola della Repubblica.
Abbiamo sentito parlare apertamente di scuola “ibrida”, di “surrogati” degli insegnanti, di “didattica a distanza come modello”, di “rendere permanente il modello attuale”. L’audizione presso la VII Commissione della Camera dei Deputati del Prof. Patrizio Bianchi, Coordinatore del Comitato degli esperti istituito presso il Ministero dell’Istruzione, nonché gli elementi che emergono dal cosiddetto Piano Colao, preoccupano ulteriormente. (SEGUE A PAG.2)

La scuola della Repubblica della Banane

Alla vigilia delle manifestazioni di piazza in tutta Italia per dire NO alla scuola dimezzata, depauperata, dematerializzata, riprendiamo da “Scuola Resistente“, rubrica dedicata a scuola, formazione e dintorni su Radio Onda d’Urto, questo articolo con intervista audio a Davide Borrelli, sociologo dei processi culturali presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Viene argomentata sociologicamente e su alcuni aspetti anche psicologicamente una dura critica a tutta la ”filiera” della formazione-ricerca-educazione preda di un indottrinamento ideologico di stampo neo-liberista che ne svuota tutto il potenziale di carica creativa e di cambiamento verso una società egualitaria, in cui il benessere sia per tutti e non per pochi e ricchi privilegiati. In realtà il processo di degrado e di standardizzazione tecnicistica del comparto ricerca-formazione-scuola che premia le ”eccellenze” (dando più risorse a chi già le ha!) parte da lontano, per opera di una sinistra benpensante e indulgente verso Confindustria e il mondo della finanza, per poi essere completato in modo plateale ma comprensibilmente coerente, da una destra sempre più fascistoide. Dai processi di aziendalizzazione tramite la cosiddetta autonomia scolastica con tutto il corollario di linguaggio e approcci aziendalistici che ne consegue (la mission nel territorio, le competenze, i crediti e i debiti, ecc. ecc.) si finisce oggi con lo sbando più allarmante per di più nel quadro di una crisi economica epocale e di una pandemia che nessuno tra i governanti riesce a gestire in modo efficace senza troppi danni collaterali. (SEGUE A PAG.2)

Manifesto per i diritti e i desideri di bambine, bambini e adolescenti. Salute, spazi pubblici, scuola nell’emergenza Covid-19

Rete Scuola e bambini nell’emergenza covid 19

Pubblichiamo, di seguito, un manifesto prodotto dalla Rete Scuola e bambini nell’emergenza covid 19, una realtà formata da genitori, docenti e educatori che sta tenendo assemblee settimanali dall’inizio della pandemia sul tema dei diritti e della condizione dei minori. Si tratta di un documento che reputiamo convincente per almento due motivi. Il primo è che cerca di respingere ogni tentativo di contrapporre diritti fondamentali: alla salute, al benessere mentale ed emotivo, allo studio, allo spazio e al gioco, alla sicurezza sul lavoro (per gli insegnanti), a un welfare decente che non costringa le madri a casa. Il secondo è che inserisce la scuola nella società senza presentarla come un mondo a parte, così come parla dei bambini prima di tutto come cittadini e poi come alunni e studenti. (SEGUE A PAG.2)

In nome del Coronavirus

Una serie di 6 articoli, (il link alla fine di pag.3 di questa premessa), commentano quello che si sta rivelando come uno degli esperimenti più vasti e pervasivi di controllo sociale della storia fondato su angoscia e paure create ad arte in un mix di scelte politiche contradditorie e conoscenze scientifiche mal divulgate o divulgate ad arte per esercitare un potere che non ha più bisogno della violenza istituzionalizzata perché sia accettato passivamente.

Dall’iniziale minimizzazione del rischio all’induzione del panico provocato da tardive delimitazioni tramite zone rosse associate a quarantene e chiusure di diversi spazi sociali e solo parzialmente dei settori della produzione capitalistica; parallelamente ad una pseudo-preoccupazione paternalistica per la salute di una cittadinanza impaurita, si è affiancata una politica di gestione dell’emergenza dalle ”scarpe di cartone” che ha portato (ad oggi) ad oltre 140 decessi tra i medici ed un tasso di contagio del personale sanitario ancora in ascesa pur trovandoci ormai nella fase ”matura” della pandemia. (SEGUE A P.2)

Covid19 e sociologia: cosa manca alla comunicazione pubblica per evitare una seconda ondata epidemica

Uno studio di Boris Bikbov, MD, Ph.D. presso l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, Bergamo, Italy e Alexander Bikbov, Ph.D. dell’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, Paris, France

Secondo un recente studio scritto a due mani, l’una medico-scientifica e l’altra sociologica, una parziale o scorretta comunicazione pubblica nei riguardi della popolazione può ingenerare da un lato comportamenti che paradossalmente possono aumentare le possibilità di diffusione del contagio dall’altro rischia di causare danni psicologici nelle reti relazionali domestiche in modo particolare nelle fasce deboli della popolazione. I risultati pubblicati sulle riviste scientifiche più accreditate non vengono divulgate per il grande pubblico per aggiornarlo per esempio su concetti-chiave che hanno risvolti pratici concreti anche nelle misure di contenimento e distanziamento sociale: la carica virale nelle varie fasi del decorso della malattia, il problema degli asintomatici o addirittura le modalità di trasmissione e i comportamenti da assumere di conseguenza.

QUI IL LINK ALLA VERSIONE ITALIANA (a cura di Stefano Bertoldi)

QUI IL LINK ALLA VERSIONE INGLESE

Verso l’immunità di gregge ”forzata” cioè alla Darwin

Dalla Fase II senza progetto di salute pubblica, all’utilizzo del Rivotril in Francia per le persone anziane considerate senza speranza…

Com’è noto l’immunità di gregge si può ottenere vaccinando un’intera popolazione, o ammalandosi tutti e lasciando una scia di decessi dietro e una fetta di popolazione sopravvissuta immune, oppure rimanendo tutti reclusi in casa sine die ma è ovviamente impossibile se non per brevi periodi come quelli stiamo tutti vivendo.

In mancanza di un ”piano”, che non sia solo quello della gradualità e del distanziamento sociale, peraltro inattuabile in certi ambienti di lavoro, la riapertura delle attività lavorative e ”sociali” senza una mappatura molto ampia tramite i test molecolari (tamponi) o test sierologici e conseguenti ulteriori quarantene ”mirate”, si rischia di andare verso un approccio ”darwiniano” proposto in un primo tempo dal Regno Unito e poi negli USA.

Perché tutto non ritorni come prima: l’appello degli economisti italiani

Mentre al nord si continua a morire e un’intera generazione è falcidiata dal Covid19 con la sola colpa di aver superato l’età fatidica sotto la quale fino a poco tempo fa si prendeva allegramente l’aperitivo gli uni abbracciati agli altri, mentre decine di medici e migliaia tra il personale sanitario si è contagiato, è deceduto o è in quarantena e viene tutt’ora mandato in trincea salvo elogiarli come eroi invece di aiutarli a proteggersi in quanto vittime, mentre tutto ciò accade nella colpevole lentezza di tutti i provvedimenti governativi presi fin qui, un folto gruppo di economisti ci avverte che il modello economico rapace di ieri non può e non deve continuare. Il sotto-testo di ogni dichiarazione dei pubblici poteri è che prima o poi si ripartirà per ”rimettere in moto l’economia”: ma che tipo di economia ? quallo che ha portato in Italia ad un 20%

COBAS della scuola e il kit in vista del concorso straordinario

Per i precari della scuola di terza fascia, alcuni dei quali avevano iniziato a seguire dei corsi preparatori presso le sedi dei COBAS, il sindacato autonomo propone qui di seguito dei documenti essenziali in previsione del concorso straordinario e una riflessione di scenario alla luce della situazione che tutti stanno vivendo.

PUNTO della SITUAZIONE, RESOCONTO 3 INCONTRO, il DA FARSI

VADEMECUM CONCORSO STRAORDINARIO SECONDARIA I e II grado

GUIDA ALA COMPILAZIONE DELLA DOMANDA

ART. 5, comma 3,4,5 – DPR 9 maggio 1994, n.487