I migranti

La memoria corta e l’oblìo della storia, della nostra stessa storia in quanto popolo di migranti ma anche di colonizzatori a volte spietati tanto quanto i francesi, gli inglesi, ecc.. se associata a diverse tecniche di “distacco” emotivo dall’essere umano, dalla persona specifica, rendono possibile ogni strumentalizzazione. In Eritrea furono usati i gas come strumento estremo per stanare “ribelli” riluttanti al dominio italico, da parte del generale Graziani dell’esercito italiano sebbene sotto il regime mussoliniano e un regno sabaudo indecente. Nel ’38 uscirono le leggi razziali ma da tempo l’apparato accademico asservito al potere ricercava a 360°tutte le prove possibili per dimostrare la superiorità genetica della razza bianca, in questo caso quella italica … ma nello stesso tempo, più a nord, ovviamente un regime un po’ più potente cercava le prove per dimostrare la superiorità ariana anche sulla nostra cosiddetta razza mediterranea: c’è sempre qualcuno superiore all’altro, a seconda delle convenienze di potere e quando si entra in questa logica la logica competitiva può rivelarsi un boomerang. Una volta dimostrata scientificamente la superiorità genetica e/o culturale di un essere umano sull’altro, associarvi un elemento di discriminazione fino raccogliere in esso anche tutti i mali di una società, povertà, malattie, minaccia alla “razza”, delinquenza e devianza, il passo e breve.  Il capro espiatorio, in questo senso, è così più facilmente sacrificabile sull’altare del dominio politico, del potere, del nostro modello di sviluppo predatorio e molto poco rispettoso dei diritti dei popoli e delle minoranze etniche per non parlare dell’ambiente naturale. Se il migrante non è una persona ma un intruso anonimo, un numero, una statistica posso parlarne più facilmente e agitare lo slogan preferito dagli xenofobi ovvero “non nel mio giardino” oppure prima “noi italiani”. Se poi il deterioramento del nostro welfare (pensioni e assistenza), del nostro sistema sanitario e scolastico e dei i servizi in generale cosi come la privatizzazione dei beni pubblici sono  fenomeni ineluttabili legati al ben noto periodo in cui “abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità” e non ai tagli imposti dalle classi dominanti è più facile far credere che chiunque venga dall’esterno metterà a rischio quel poco di benessere che peraltro è e sarà sempre più messo in pericolo ma a ben vedere solo ed unicamente da “pericoli” tutti interni: classi dominanti potenti e rapaci che gestiscono un sistema economico-finanziario che non ha altra scelta che una crescita indefinita dei profitti e che oggi con la proposta della flat-tax cercherà di drenare ancora più ricchezze nelle proprie tasche. Sono molti gli strumenti, stereotipi, i pregiudizi e le chiusure egoistiche di tipo culturali che alimentano la xenofobia e il capro espiatorio: sia va dalla deformazione della realtà statistica dei fatti, ai mezzi di distrazione di massa; si apre un giornale sempre e comunque su un filone di attualità, lo si associa sempre ad un altro, ecc.. Se fatti 100 i casi di stupro e violenza sessuale a livello nazionale si decide – la cosiddetta “agenda setting” – di aprire un telegiornale o bombardare dai Blog e siti web sul caso perpetrato da una persona di altra nazionalità, meglio se da poco in Italia e ancora meglio se con un permesso umanitario la percezione che ingenero nella popolazione, la cosiddetta opinione pubblica, è quella di un'”emergenza”. Su questa emergenza si costruisce ad esempio un decreto-legge che diviene subito operativo salvo approvazione del parlamento entro 60 giorni dalla sua emanazione. Gruppi finanziari, banchieri, top-manager appartenenti all’alta tecnocrazia italiana ed estera decidono in tutto o in parte questa agenda setting, i personaggi “vincenti” sui quali costruire una carriera politica a tavolino: da un’intervista e da un invito ad un talk-show si valuta il polso della situazione, il gradimento del pubblico e gli si dà in pasto ciò che il pubblico vuole attraverso quel personaggio che non casualmente apparirà sempre più in talk-show e interviste nei TG nazionali. Oggi poi, con il mito della democrazia diretta, ovvero del populismo, il politico-burattino può esprimersi direttamente col proprio elettorato tramite i social-media, ovvero un mezzo che oggi vive sulle spoglie del discredito e sulla distruzione scientifica della autorevolezza dei media tradizionali. Dopo anni di esempi di corruzione pubblica, di denunce sugli intrecci tra politica, gruppi di potere economico-finanziario peraltro alla guida dei principali mezzi di informazione, l’arrivo di una “piattaforma” per la democrazia diretta è stata salutata come una liberazione: rintanati a domicilio davanti ad un monitor, intenti a formarsi un’opinione  tra una fake-news e l’altra, gli italiani e molti altri cittadini in Europa, si sono affidati ad un sistema manipolatorio delle coscienze prima che delle opinioni. Si è lavorato molto sul distacco emotivo dalle situazioni emotive di sofferenza rispetto alle guerre e agli squilibri di cui l’Occidente è parte in causa, da quelli climatici alle migrazioni forzate legate a questi, alle carestie e alla ricerca dell’acqua: su questo terreno fertile, l’idea di una “fortezza Europa” assediata da civiltà definite a priori “distruttive” ed in antitesi al cristianesimo occidentale per definizione  “buono” e generoso nonché pacifico  – l’Islam in primis con la sua punta di diamante dell’ISIS – si sono costruiti personaggi politici decisionisti, senza peli sulla lingua, pronti a difendere e ad esaltare un “sano egoismo” patriottico al grido di “PRIMA GLI ITALIANI”.  Occorre un lungo lavoro culturale per invertire questa deriva xenofoba, illiberale ed autoritaria: un primo passo, sempre sul versante “caldo” del tema migrazioni, può essere fatto divulgando e facendo propri tutti i documenti che offrono una contro-narrazione dei fatti come ad esempio il documento della Caritas che sul tema ha prodotto questo opuscolo, alla stregua di un “vademecum”.

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Il migrante è quindi un numero, un fastidioso elemento esterno che ci mette in pericolo. Seduti di fronte ad un PC si può facilmente invadere la rete di fake-news che non aspettano altro di essere lette affinché le proprie ansie e paure possano avere un facile bersaglio contro cui esaurirsi.  Nella foto qui sotto, (col casco blu a destra) insieme ai colleghi del SAR Team di SOS Mediterranee aiutiamo a salire a bordo della nave Aquarius una delle oltre 600 persone che stavano affondando su imbarcazioni precarie ai primi di ottobre 2017. Fu chiamata dal quotidiano La Repubblica la “la nave di bambini” ed effettivamente ce n’erano tantissimi e molti di questi erano minori non accompagnati. I volti scavati delle donne eritree, le donne incinta, i bimbi piccoli come batuffoli, se visti di persona sul campo, possono fare sciogliere come neve al sole tutte le fake-news, gli stereotipi, i pregiudizi e soprattutto l’artificiosa distinzione tra migranti economici e rifugiati richiedenti asilo: NON c’è paese africano dove non vi sia una guerra in corso peraltro portata avanti con le armi vendute da noi occidentali di cui l’Italia è uno dei più grossi produttori.  Se non c’è una guerra, c’è o c’è appena stato, un colpo di stato, un’elezione con strascichi violenti e scontri tribali per le strade, anche questi sapientemente controllati e pilotati a distanza dall’occidente ma alle volte gestiti direttamente sul posto tramite reparti speciali e agenti dei servizi segreti.

La vicenda di metà giugno 2018 della nave Aquarius piena di migranti salvati dalle ONG SOS Mediterranee e Medici senza Frontiere che la gestiscono è un esempio di come i migranti possano essere presi in “ostaggio”  per fini propagandistici e politico-strategici anche violando norme di diritto internazionale o del semplice buon senso umanitario verso persone sofferenti e in pericolo: in questa mia intervista descrivo cosa viene dimenticato dell’aspetto umano di una nave che invece di portare in due giorni il proprio carico di sofferenza nel porto italiano più sicuro rimane in stand-by per giorni e poi viene obbligata ad attraversare il mediterraneo per raggiungere un altro paese UE che si è offerto di accoglierla. Se come si diceva, il distacco emotivo viene creato da anni di bombardamento mediatico verso i migranti definiti come “delinquenti”, “stupratori”, persone “viziate” che vogliono una vita di agio e priva di fatiche, ecc. ecc. e parallelamente si descrivono le ONG come organizzazioni “opache”, “taxi del mare”, “vice-scafisti”, ecc. ecc. il cerchio si chiude: si etichetta e si criminalizzano la vittima e contemporaneamente colui che vuole salvarla. 

PER APPROFONDIRE:

LE ATTIVITA’ DI TESTIMONIANZA E DI FORMAZIONE

IL MIO CANALE SU YOUTUBE (INTERVISTE SUL CAMPO E VIDEO)

ASCOLTA L’AUDIO DELL’INTERVISTA A RADIO ONDA D’URTO 12/06/2018 

LA QUESTIONE DEI MIGRANTI SUI MASS-MEDIA

Il governo italiano, dopo la strada spianata dai governi precedenti sedicenti progressisti e di ”sinistra” che in combutta con i clan libici strinsero con questi diversi accordi criminali per bloccare nelle loro carceri i flussi migratori, sfrutta la paura atavica verso l’uomo ”nero” paventando l’invasione. Un’invasione definita tale anche in presenza di numeri risibili, poche decine alle volte, qualche migliaio altre volte ma sempre cifre che presentano diversi zeri dopo la virgola a raffronto dei 60 milioni di abitanti; prima gli italiani è il motto, il grido di battaglia adottato anche da chi, come i terremotati italianissimi degli ultimi anni, forse un giorno saprà che la lotta ai poveri, la repressione del disagio popolare che emerge ogni qualvolta le concentrazioni di ricchezze, le corruttele, le connivenze mafiose diventano palesi, è iniziata da almeno vent’anni. Uno stillicidio di cambiamenti di fronte politici che puntano ogni volta a cambiare tutto per non cambiare (proprio) nulla. Nulla avranno i terremotati e nulla avranno le fasce più povere della popolazione perché qui non è in gioco una lotta tra civiltà occidentale e barbarie islamica tra povertà che bussa alla porta per toglierci quel benessere tanto faticosamente conquistato: in gioco è il meccanismo perverso di guadagni imprenditoriali condannati dal sistema neo-liberista ad incrementarsi indefinitivamente a danno di salari e posti di lavoro. Salari al ribasso, automatizzazione, sfruttamenti, precarietà sono le gocce cinesi che scavano nel benessere occidentale che oramai inizia per molti ad essere solo un vago ricordo. Il gatto si morde la coda! Il sistema impone questo meccanismo perverso per sopravvivere a sé stesso ma creando deflazione si interrompe, innescando una rincorsa al ribasso di salari e lavoro. Diminuisce quindi il potere d’acquisto da una parte, i consumi dall’altra e quindi meno ingressi per lo stato che si indebita e per le imprese tra cui quelle bancarie detentrici del debito stesso. Il muro è sempre più vicino ma nessuno lo vuole vedere perché è più semplice sfogarsi contro il ”clandestino”, peraltro reso tale da leggi xenofobe. Lotta ai poveri, enfatizzazione del merito e dell’individualismo ”auto-imprenditoriale” che mette sullo stesso piano il ciclista che consegna pizze a domicilio con il nerd di una start-up. Precarizzazione e debolezza o inesistenza dei sindacati fanno il resto in un deserto di solitudini proletarie, sottopagate e ad intermittenza, spesso sovra-acculturate. Ma finalmente l’Italia ha recuperato il proprio orgoglio nazional-patriottico ed ha finalmente alzato la testa contro un’Europa che in realtà è essa stessa preda di xenofobie e fascismi dilaganti a causa dello stesso fenomeno di mal redistribuzione delle ricchezze. In molti paesi il capro espiatorio è stato facilmente individuato e questo orgoglio italico di baluardo della fortezza Europa in realtà è un favore fatto agli altri paesi che sottobanco ci hanno dato carta bianca così come lo si è fatto a suon di miliardi con il macellaio turco. Un giorno ci verrà chiesto del perché così tanti morti sotto il mare, di così tante violenze ed atti razzisti e xenofobi agiti da noi italiani brava gente solo perché ha inflitto numericamente meno morti dei nazisti nella seconda guerra mondiale.  Ma la lotta ai poveri si fa anche sul fronte interno con la repressione del dissenso, tramite leggi liberticide e in difesa della proprietà privata, in Italia sacra quando trattasi del mattone: sgomberi a gogò e spese folli come gli F35 dal costo di circa 100milioni l’uno oppure le spese correnti per l’apparato militare che arrivano in totale a 68milioni al giorno. Non ce n’è per il migrante ma nemmeno per il terremotato delle Marche o quello più stagionato dell’Abruzzo ma con qualcuno bisognerà pure sfogarsi! 

La lotta ai poveri: duri con i deboli e deboli con i forti. Il caso dell’ex-penicillina a Roma. Uno sgombero come tanti e come tanti senza soluzioni alternative: tanta propaganda ad uso e consumo per l’italiano represso che non sa con chi prendersela.

INTERVISTA E RESOCONTO DELLA CONFERENZA STAMPA DELLE ASSOCIAZIONI CHE ASSISTONO GLI OCCUPANTI
DELL’EX-PENICILLINA

Articolo completo su Radio Onda d’Urto

A partire dalla primavera del 2018 il governo italiano si allinea alla linea “dura” di alcuni paesi xenofobi e populisti dell’ex blocco sovietico e giocando sull’equivoco tra dichiarazioni di principio e decreti burocratici effettivamente emessi, viene attuato il cosiddetto blocco dei porti, in violazione di tutte le normative internazionali che prevedono lo sbarco presso il porto più raggiungibile e sicuro proprio per preservare le vite umane salvate; una volta sbarcate in centri di accoglienza occorre seguire la procedura per verificarne lo status di rifugiato richiedente asilo, politico o umanitario. Fino all’arrivo del governo xenofobo e autoritario della compagine Lega-5Stelle le tipologie di accoglimento contemplavano tre modelli di sostegno, rifugiato politico, assistenza umanitaria e sussidiaria: ridotte a sole 2 tipologie e comunque ridotti in assoluto i visti per poter essere smistati nei paesi desiderati dai migranti e una volta vietato l’ingresso ai porti italiani anche solo per il cambio equipaggio o rifornimento, il calo drastico di arrivi è stato inevitabile. Si è arrivati al punto di usare le navi con i naufraghi come ostaggio per forzare presunte responsabilità dell’UE che in realtà indicano l’Italia, in base agli accordi di Dublino, come porto più vicino di accoglienza e poi di smistamento.

In questo articolo e intervista viene spiegato cosa significhi navigare in mari burrascosi, (peraltro con traumi indicibili alle spalle che solo chi li ha subiti può capire), a boro di navi non adibite alla crociera di piacere per equipaggi numerosi (fino a 600 persone) e di conseguenza la profonda cattiveria insita nello slogan “prima gli italiani” o “fuori i clandestini”; ciò soprattutto per un paese come il nostro che ad oggi conta  circa 60 milioni (non decine di migliaia) di concittadini emigrati in tutti i continenti e che per sua fortuna (o sfortuna) si trova geograficamente e culturalmente a ridosso di terre, ex-colonie prebelliche e oggi colonie delle nostre multinazionali.

Articolo apparso su Radio Onda d’Urto

Ascolta l’intervista audio su Radio Onda d’Urto

L’intervento a Saint-Louis (Francia)

Il 5 e il 6 novembre, a Saint-Louis si è svolta una sessione di testimonianza e di formazione sul tema delle migrazioni con oltre 300 studenti accompagnati dai loro professori nella sala convegni/teatro Comunale della cittadina alsaziana. Con gli studenti numerosi sono stati anche i professori e i rappresentanti del Comune e della società civile. Si sono viste immagini di varia natura ed intensità emotiva e su questo si è dibattuto sia sui fatti ”tecnici” dei salvataggi in mare, sia sugli elementi di conoscenza più stereotipati che in tutti questi anni anno trasformato un fenomeno naturale e perenne dell’umana specie in una ”notizia” da prima pagine su cui costruire intere campagne elettorali. Oltre all’intervento pubblico con la cittadinanza di Saint-Louis vi è stato poi l’incontro con un gruppo di detenuti nel carcere di Mulhouse, il più antico carcere di Francia datato 1870, quindi di costruzione germanica secondo uno stile architettonico che ricorda i vecchi film con scene dal carcere che raggelano lo spirito dello spettatore. Dalla turbolenta e a volte irrequieta platea dei giovani studenti del giorno prima si è passati all’attenzione partecipe ed emotiva dei carcerati, alcuni dei quali hanno osservato con gli occhi lucidi le immagini di salvataggi drammatici in cui forse hanno riconosciuto i racconti di qualche loro compagno di cella o di sventure comuni.

Articolo apparso sulla stampa locale (in francese)