In nome del Coronavirus

Una serie di 6 articoli, (il link alla fine di pag.3 di questa premessa), commentano quello che si sta rivelando come uno degli esperimenti più vasti e pervasivi di controllo sociale della storia fondato su angoscia e paure create ad arte in un mix di scelte politiche contradditorie e conoscenze scientifiche mal divulgate o divulgate ad arte per esercitare un potere che non ha più bisogno della violenza istituzionalizzata perché sia accettato passivamente.

Dall’iniziale minimizzazione del rischio all’induzione del panico provocato da tardive delimitazioni tramite zone rosse associate a quarantene e chiusure di diversi spazi sociali e solo parzialmente dei settori della produzione capitalistica; parallelamente ad una pseudo-preoccupazione paternalistica per la salute di una cittadinanza impaurita, si è affiancata una politica di gestione dell’emergenza dalle ”scarpe di cartone” che ha portato (ad oggi) ad oltre 140 decessi tra i medici ed un tasso di contagio del personale sanitario ancora in ascesa pur trovandoci ormai nella fase ”matura” della pandemia. (SEGUE A P.2)

Covid19 e sociologia: cosa manca alla comunicazione pubblica per evitare una seconda ondata epidemica

Uno studio di Boris Bikbov, MD, Ph.D. presso l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, Bergamo, Italy e Alexander Bikbov, Ph.D. dell’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, Paris, France

Secondo un recente studio scritto a due mani, l’una medico-scientifica e l’altra sociologica, una parziale o scorretta comunicazione pubblica nei riguardi della popolazione può ingenerare da un lato comportamenti che paradossalmente possono aumentare le possibilità di diffusione del contagio dall’altro rischia di causare danni psicologici nelle reti relazionali domestiche in modo particolare nelle fasce deboli della popolazione. I risultati pubblicati sulle riviste scientifiche più accreditate non vengono divulgate per il grande pubblico per aggiornarlo per esempio su concetti-chiave che hanno risvolti pratici concreti anche nelle misure di contenimento e distanziamento sociale: la carica virale nelle varie fasi del decorso della malattia, il problema degli asintomatici o addirittura le modalità di trasmissione e i comportamenti da assumere di conseguenza.

QUI IL LINK ALLA VERSIONE ITALIANA (a cura di Stefano Bertoldi)

QUI IL LINK ALLA VERSIONE INGLESE

Verso l’immunità di gregge ”forzata” cioè alla Darwin

Dalla Fase II senza progetto di salute pubblica, all’utilizzo del Rivotril in Francia per le persone anziane considerate senza speranza…

Com’è noto l’immunità di gregge si può ottenere vaccinando un’intera popolazione, o ammalandosi tutti e lasciando una scia di decessi dietro e una fetta di popolazione sopravvissuta immune, oppure rimanendo tutti reclusi in casa sine die ma è ovviamente impossibile se non per brevi periodi come quelli stiamo tutti vivendo.

In mancanza di un ”piano”, che non sia solo quello della gradualità e del distanziamento sociale, peraltro inattuabile in certi ambienti di lavoro, la riapertura delle attività lavorative e ”sociali” senza una mappatura molto ampia tramite i test molecolari (tamponi) o test sierologici e conseguenti ulteriori quarantene ”mirate”, si rischia di andare verso un approccio ”darwiniano” proposto in un primo tempo dal Regno Unito e poi negli USA.

Non vogliamo ”eroi” ma semplicemente professionisti

Un documento elaborato dal Comitato Nazionale contro ogni autonomia differenziata sul disastro del SSN italiano

Le Regioni vanno un po’ in ordine sparso e quelle più ricche offrono prestazioni migliori e quelle povere, si spera, non debbano affrontare gli stessi numeri del nord nell’affrontare il Covid19. La pandemia è stata sicuramente affrontata in ritardo e molti errori gravissimi sono stati fatti in momenti cruciali ma a parte i numerosi casi che verranno affrontati dalla magistratura è in questione il disastro di una sanità ”tagliata” e pesantemente privatizzata. Per questo i medici deceduti, ad oggi (14 aprile 2020) 109, sono uno scandalo e vanno considerati non come eroi ma delle vittime di un sistema che ha privilegiato gli interessi di banche, poteri forti, il totem del pareggio di bilancio e per finire il mito del ”privato è bello”, soprattutto al nord. Peccato che le terapie intensive, molto poco remunerative, oggi servano come il pane ma anche ieri,
in tempi non sospetti, se ci fossero state, avrebbero salvato molte più vite . Qui sotto presentiamo la ”guida alla lettura” dell’accuratissimo documento sullo stato della sanità che ha portato, dopo un processo di smantellamento degli ultimi 10 anni, all’odierno collasso del sistema cui il Covid19 ha dato solo l’ultimo colpo di grazia. (a cura di Loretta Mussi, dell’esecutivo nazionale del Comitato contro ogni autonomia differenziata)

La teledidattica ai tempi del Covid19 e del ”fantasma” CINECA

Ovvero del ”regalo” del MIUR alle multinazionali
delle piattaforme


Con un decreto dell’8 aprile 2020 il Governo italiano su indicazione dei ministri competenti per materia ha regolato d’imperio l’uso della teledidattica per mantenere una parvenza di continuità didattica. La prima stonatura, una delle tante nella vicenda del ”distanziamento didattico”, peraltro tardivo, suggerito da ovvie necessità sanitarie, sta proprio in questa necessità di indicarla come imprescindibile, quasi obbligatoria, come se la professionalità e senso del dovere degli insegnanti non bastassero a convincere il ministero di un impegno, ovvio, offerto sul campo.

Lettera aperta affinché la ”voglia di riemergere” non ci faccia ripiombare in un’altra quarantena di massa

Inviata al responsabile nazionale della Protezione Civile, al Primo Ministro e alla responsabile del Servizio Tecnico Scientifico Biologico dell’I.S.S.

egr. dott. Borrelli, Sig.Primo Ministro, dr.ssa Nicolini,

mi chiamo Stefano Bertoldi, sono un insegnante della scuola pubblica ma anche giornalista free-lance e attivista sindacale impegnato come sociologo nelle ricerche condotte dal CESP, Centro Studi Scuola Pubblica dei Cobas della Scuola. Vi scrivo queste poche righe affinché valutiate l’ipotesi di un piano nazionale di screening sugli ”asintomatici” così come descritto dalla ricercatrice Luisa Bracci Laudiero del CNR Immunology Network (Cin) in un recente articolo apparso sull’ADN Kronos. Proprio ieri, infatti, ho raccolto molti consensi tra i miei colleghi e in tutte le reti/chat informali cui partecipo, rispetto all’assoluta necessità di approntare un piano nazionale per l’individuazione attraverso specifici test su prelievi del sangue dei positivi asintomatici oltre che dei soggetti che sono venuti in contatto col morbo e sono ora immuni.

Perché tutto non ritorni come prima: l’appello degli economisti italiani

Mentre al nord si continua a morire e un’intera generazione è falcidiata dal Covid19 con la sola colpa di aver superato l’età fatidica sotto la quale fino a poco tempo fa si prendeva allegramente l’aperitivo gli uni abbracciati agli altri, mentre decine di medici e migliaia tra il personale sanitario si è contagiato, è deceduto o è in quarantena e viene tutt’ora mandato in trincea salvo elogiarli come eroi invece di aiutarli a proteggersi in quanto vittime, mentre tutto ciò accade nella colpevole lentezza di tutti i provvedimenti governativi presi fin qui, un folto gruppo di economisti ci avverte che il modello economico rapace di ieri non può e non deve continuare. Il sotto-testo di ogni dichiarazione dei pubblici poteri è che prima o poi si ripartirà per ”rimettere in moto l’economia”: ma che tipo di economia ? quallo che ha portato in Italia ad un 20%

COBAS della scuola e il kit in vista del concorso straordinario

Per i precari della scuola di terza fascia, alcuni dei quali avevano iniziato a seguire dei corsi preparatori presso le sedi dei COBAS, il sindacato autonomo propone qui di seguito dei documenti essenziali in previsione del concorso straordinario e una riflessione di scenario alla luce della situazione che tutti stanno vivendo.

PUNTO della SITUAZIONE, RESOCONTO 3 INCONTRO, il DA FARSI

VADEMECUM CONCORSO STRAORDINARIO SECONDARIA I e II grado

GUIDA ALA COMPILAZIONE DELLA DOMANDA

ART. 5, comma 3,4,5 – DPR 9 maggio 1994, n.487

Riflessioni a margine dell’emergenza

Nei momenti difficili ci si accorge sempre di quelle situazioni in cui precedentemente, in tempi ”facili”, si sono trascurate delle azioni da mettere in atto, dei risparmi di tempo o di energie e attenzioni che alla fine ci chiedono il conto. L’epidemia (o il rischio pandemia) può essere appunto un’emergenza, quindi per definizione non preventivabile ma come si cerca di fare nella nautica, chi pianifica un viaggio, lungo o corto che sia, mette in conto che magari non potrà entrare in un porto, oppure che ancorando in una baia, dove improvvisamente il vento ha girato, dovrà lasciare in fretta e furia l’ancora sott’acqua per trarsi d’impaccio: quindi si portano due ancore e i viveri come per stare anche una settimana e non un week-end solamente, ecc. ecc. Ebbene all’emergenza che stiamo vivendo basterebbero pochi numeri per essere classificata e uno su tutti: i posti-letto ogni 1000 (mille) abitanti che sono, per esempio Germania 8,3 Austria 7,6 Francia 6,5 Bosnia-Erzegovina 3,5 … Italia 3,4. Si è tagliato in un ambito, la salute, il cui modello solidaristico e universalistico era invidiato da tutti, un po’ come la scuola dell’infanzia, modello didattico e pedagogico per tutto il mondo. Si sono chiusi ospedali, paradossalmente anche quelli che proprio oggi sarebbero preziosi come il Forlanini a Roma, specializzato in malattie pneumologiche, oggi parzialmente adibito a centro culturale e una parte abbandonata al degrado e nota alle cronache per una triste vicenda di violenza sessuale. Parallelamente il complesso sanitario privato ha vissuto sulle mancanze di quello pubblico e ha proliferato anche grazie ai suoi finanziamenti grazie alle convenzioni e agli accreditamenti. Privatizzazioni, tagli, visione economicistica e aziendalistica del welfare sono tutti figli di un neo liberismo di cui ha usufruito quel 20% di italiani, secondo i dati del Creédit Suisse utilizzato per i rapporti Oxfam sulle disuguaglianze, che detiene quasi il 70% del PIL. I divari aumentano, la qualità dei servizi si abbassa per quell’80% di popolazione all’interno della quale vi è una percentuale non trascurabile con indici di qualità della vita, come la speranza di vita alla nascita, in calo perché non ha accesso alle cure. La cartina al tornasole di questa situazione è il sistema penitenziario che ci vede ai primi posti delle classifiche mondiali per cattiva gestione per non citare le numerose condanne per tortura da parte della CEDU e altri organismi internazionali: 27 rivolte e 8 morti in un giorno ci indicano che l’Italia non è più un paese civile o meglio che è governato da un’élite cinica, senza visione del futuro. Uno stato considerato ”canaglia” come l’Iran, nella nostra stessa situazione, ha velocemente messo in piedi un sistema di misure alternative al carcere. Ciò non toglie che poi abbiamo non dei medici ma spesso degli eroi, degli infermieri-guerrieri da premiare col titolo di cavalieri del lavoro ma un paese non può sempre contare su queste eccezioni, su questi sforzi perché alla fine dei conti qualcosa non torna mai e anche una sola vita persa per questa incuria e cinismo è sempre troppa. In tutto il mondo, a macchia di leopardo e su questioni diverse ma sempre riconducibili al macro-problema delle disuguaglianze e disparità di reddito avevano iniziato a smuovere le acque ma tutto poi si è fermato e anche in Francia, la più combattiva, il presidente ha fatto ricorso all’equivalente del nostro decreto d’urgenza con in più il voto di fiducia.

Dai ”gilet” gialli agli scioperi generali

Da questa video-inchiesta di Radio Onda d’Urto svolta a Parigi a metà gennaio 2020 emerge chiaramente la continuità tra ciò che fu etichettata come una rivolta sconfusionata, individualisticamente finalizzata alla riduzione del prezzo del carburante e gli scioperi attuali, con sindacati al seguito e rivendicazioni ben strutturate. I gilet gialli hanno in realtà aperto una strada, hanno proposto una modalità e messo alla ribalta, una volta sgombrato il campo dal fraintendimento della cosiddetta goccia che fa traboccare il vaso, il problema ”globale” della concentrazione delle ricchezze, una disuguaglianza sociale che scuote il mondo alle sue varie latitudini, con varie modalità e rivendicazioni ma con questo leit-motiv comune. Non è un caso che nel video si inquadrino, tra gli altri, anche alcuni luoghi-simbolo di questa ”finanziarizzazione” selvaggia barricati dietro pannelli protettivi anti-manifestanti, QUALI BANCHE E ASSICURAZIONI. D’altro canto anche ai tempi dei gilet gialli altri luoghi simbolo furono presi di mira come le palazzine stile liberty come simbolo di una gentrificazione che ne è il risultato più tangibile, soprattutto per quella massa di pendolari la cui qualità della vita è drasticamente peggiorata in questi ultimi 20 anni. La sconfitta dello stato sociale con il corollario di solidarietà tra nuove e vecchie generazioni (il sistema pensionistico a ripartizione) e l’irruzione dell’ideologia neo-liberista del ”fai da te”, della polizza privata e dei fondi pensione, fanno il paio con la loi-travail precedente (l’equivalente dell nostro Job’s act): precarizzazione e impoverimento generalizzato a vantaggio di una classe dominante condannata, dal modello stesso, ad aumentare i profitti, sono le due parole-chiave ben chiare nelle rivendicazioni che attraversano diverse classi sociali, da quelle medio-basse e subalterne finanche alcuni strati di cosiddetti liberi-professionisti ovvero l’equivalente nostrano del popolo delle partite IVA, molto professionisti ma ben poco liberi perchè in balìa di un mercato implacabile. Così in Francia abbiamo lavoratori di ogni ordine e grado, pensionati, studenti, tutti uniti contro un modello non condiviso di società che lottano, oggi, contro una riforma che noi italiani abbiamo già digerito da anni senza battere ciglio, con sindacati confederali non solo assenti ma addirittura conniventi con il potere, ovvero l’antitesi di un sindacato.

VIDEO-INCHIESTA DI RADIO ONDA D’URTO