PEDAGOGIA

Appunti, riflessioni, schemi, materiali vari

Premessa

L’intreccio tra studi sociologici, antropologici e quelli sull’educazione svolti in modo sistematico sui metodi e le strumentazioni cioè quelli pedagogici, sono notevoli. Un esempio di questo intreccio si ritrova nello studio di alcuni esempi di discriminazioni culturali che vedono appunto le tre discipline intrecciarsi tra loro è il caso dei   Barakumin popolazione giapponese vittima di discriminazioni che risalgono al XVI° secolo e forse anche prima e si protrae ancora ai nostri giorni. Col passaggio dalla tradizione orale a quella scritta, il passaggio e la trasmissione della cultura da una generazione all’altra, da un popolazione all’altra – nel caso delle conquiste coloniali o degli scambi commerciali, come fu per la spagna o l’Inghilterra, ma anche l’Olanda, il Belgio più recentemente, si è resa possibile una diffusione maggiore, a sempre più ampi strati della popolazione. L’urbanizzazione, fenomeno conseguente all’aumento degli scambi commerciali e ad una diversificazione dell’economia che vedeva, dalla nascita delle prime città nella “mezzaluna fertile” in poi, l’agricoltura marciare accanto al commercio e alle prime tecnologie per la trasformazione dei prodotti, ha trascinato con sé la necessità di professioni “intellettuali” e/o basati sull’interscambio non solo di merci  ma anche di conoscenze (le prime “universitas studiorum”), di intermediari finanziari come la moneta e tutti i servizi connessi (le banche). Da qui la cultura e la sua trasmissione, tramite la scrittura si è ampliata ad ISTRUZIONE ed educazione. Come in ogni società e modello sociale-culturale che si va affermando, istruzione e educazione incarnano appunto il modello stesso che si sta imponendo: si intrecciano visioni politiche (autoritarie, monarchiche, democratiche, ecc.) ed economiche (il libero scambio, il mercantilismo, la proprietà privata sacra e inviolabile, ecc., sistemi valoriali che vengono trasmessi a partire dai primi anni dei cicli di istruzione. Tali cicli poi diventano via via più lunghi, i primi anni diventano anche obbligatori e mano a mano che le società diventano più complesse ed con essa anche i “saperi” necessari per farla riprodurre  lo diventano anche i cicli successivi fino ad arrivare ai giorni nostri in cui si progetta di passare dall’obbligo fino ai 16 anni a quello fino ai 18 che attualmente è definito, in modo molto contraddittorio, come un “diritto-dovere”.


  1. Schema sul concetto di relazione/fiducia
  2. Introduzione concetti generali
  3. Breve sintesi di pedagogia
  4. STORIA DELLA PEDAGOGIA GENERALE
  5. LO SVILUPPO DEL LINGUAGGIO e della COMUNICAZIONE

In questo schema si evidenzia la minore o maggiore intensità della relazione nelle due fattispecie dell’educazione (intendendo quella dell’infanzia e pre-adolescenza e adolescenza) e della formazione (intendendo quella post-adolescenziale e degli adulti fino all’andragogia); questa relazione si genera nel rapporto comunicativo tra allievi e insegnanti/docenti, nel rapporto affettivo e amicale, come guida, supporto, tutor e motivatore finalizzato all’apprendimento, alla crescita, lungo un percorso in cui il risultato non è così importante quanto il viaggio stesso. Si è fatto l’esempio quindi della valutazione, momento importantissimo di questo viaggio in cui viene inserita appunto una riflessione su dove si sta andando e “come” più che su quali valige si è riusciti a caricare, a volte senza aver approfondito bene il loro contenuto: si è fato l’esempio quindi dell’insegnamento universitario (aula affollata con 200 studenti, o viceversa il seminario con gli assistenti e non più di 20 studenti) e poi uno strumento standardizzato ovvero assolutamente antitetico rispetto al concetto di relazione e di “percorso” come ad esempio il test dell’INVALSI. Standardizzazione, valutazione a quiz sono gli elementi in comune di questo tipo di NON-valutazione o di valutazione standardizzata e nozionistica ma che soprattutto esautora di fatto il protagonista della relazione educativa, ovvero l’insegnante che spesso conosce il “valutato” anche da oltre 2-3 anni o di più  e sicuramente da più tempo rispetto ai 90′ del test. La valutazione è poi un momento di crescita per entrambi i protagonisti della relazione: per l’insegnante che deve eventualmente ricalibrare il proprio intervento  formativo o la relazione educativa e per il valutato che può capire se si è in sintonia col percorso proposto nell’iniziale patto formativo.

Un difficile rapporto a tre: il cellulare, i figli e i genitori