Scienze umane

PREMESSA…ALLA PREMESSA

Questo sito-web informativo e didattico e a maggior ragione questa sezione dedicata alle scienze umane, ha anche come obiettivo di mantenere queste ultime (e in alcuni casi, grazie al confronto, anche riportare) nell’alveo delle scienze, ovvero delle discipline che usano la ragione, l’esperimento e soprattutto il dubbio prima di arrivare ad una tesi, il tutto finalizzato al benessere dell’uomo come singolo (ad es. con l’ausilio della psicologia), delle comunità organizzate (ad es. grazie alla sociologia nelle sue varie specializzazioni), come cultura da lui espressa e condivisa (ad es. l’antropologia culturale) e come modalità organizzate per trasmetterla (ad es. la pedagogia) e per fare crescere l’individuo nella sua piena consapevolezza. Rimane implicito, dunque che ogni argomento, tesi, teoria che si ispiri ad eventuali graduatorie tra una cultura e l’altra, ad una classifica tra una persona e l’altra che enfatizzi le differenze tra uomo e donna e tra essere umano ed essere umano e quindi, alla fine, offra delle ”assoluzioni” per politiche di sopraffazione, di dominio, di imposizione di modelli culturali sedicenti superiori o implicitamente superiori (ad es. il modello culturale liberale-liberista, cristiano ed europeo-occidentale).

Si potranno trovare qui degli esempi che sono in netta antitesi rispetto a ciò ma ciò è appunto finalizzato a ”smontare” pezzo a pezzo, con rigore scientifico, ideologie o modelli culturali che si rifanno anche solo lontanamente al fascismo, al nazismo, alla superiorità della razza, ecc. ecc.. Qualunque forma di razzismo, dunque, ma anche di etnocentrismo implicito o esplicito, nonché di discriminazione ai danni della donna, delle comunità LGBT e in genere le persone con  orientamento sessuale considerato ”non conforme” e di qualsiasi cultura ”altra” contro le quali spesso si oppone un giustificazionismo connivente con forme violente e repressive attuate da singoli,  gruppi organizzati o anche dello Stato, sono qui analizzate e smontate nella speranza che l’allievo possa un giorno essere portatore di pace, di tolleranza e rispetto in un modo il più possibile consapevole perché appunto ne ha acquisito tutti gli strumenti per aumentare proprio questa consapevolezza sul piano sociale e come singolo. In questo senso ogni forma di sfruttamento a livello globale, dalle risorse naturali all’essere umano andranno viste alla luce di un modello economico capitalistico, quello attuale che non privilegia il benessere del singolo e delle comunità ma di ristrette élite dominanti (il 2% della popolazione mondiale più ricca che produce  oltre il 50% del PIL mondiale) in modo da criticarlo in ogni suo aspetto, non ultimo quello ecologico anche quando si enfatizza, quasi come panacea al disastro del riscaldamento climatico globale, la cosiddetta ”green-economy”.

PREMESSA

Le scienze umane si dicono SCIENZE in quanto hanno importato dalle cosiddette “scienze esatte” (non a caso definite “esatte” in contrapposizione alla filosofia, alle lettere, ecc.) la strumentazione utile alle verifiche o alle falsificazioni  nell’ambito di esperimenti riproducibili nel tempo: a differenza però della fisica o della chimica, scienze in cui lo scienziato sperimentatore può fissare dei parametri variabili – stabilire ad esempio di effettuare un esperimento sempre alla stessa temperatura, a pressione prestabilita ad un determinato valore, allo stesso orario della giornata, ecc.. – nelle scienze umane come la psicologia o la sociologia ciò non è possibile in quanto l’oggetto di studio è l’UOMO. L’uomo è per definizione mutevole, cioè ha dei sentimenti, è influenzabile da diverse variabili quali l’emotività, la motivazione, il carattere specifico, ecc.: si può dire che le variabili sono talmente variegate che è possibile fissarne solo alcune ma tralasciandone tante altre. Si possono fare degli studi su due gruppi di persone di cui uno rappresenta il gruppo di controllo ovvero un gruppo dove non si effettuano modifiche e che ha le stesse caratteristiche del primo, nello stesso modo in cui si testa un medicinale (trial con gruppo di controlli o a “doppio” cieco, ecc.) con l’ausilio di un placebo per il gruppo di controlli: ci si può avvicinare ad una certa scientificità, si possono confermare alcune ipotesi da prendere poi sempre col “beneficio di inventario” e pronti a cambiarle e falsificarle in momenti successivi; ma l’oggetto di studio non è appunto un oggetto ma un essere umano. Le strumentazioni e le metodologie sono quindi di ispirazione o di derivazione scientifica (come la statistica, l’informatica) ma i risultati cui si giunge possono soltanto tentare di spiegare un fenomeno. La rappresentatività stessa dei gruppi o dei campioni studiati è fin dalla sua origine soggetta ad errori, appunto statistici e più i gruppi sono piccoli e più questo errore è elevato. Per sintetizzare, psicologia, sociologia, ecc. non sono SICIENZE  ma discipline scientifiche e per certi versi si può commentare anche “per fortuna”!

Il PROGRAMMA seguito in classe

MATERIALI VIDEO, LINK

 

Pedagogia

Premessa

L’intreccio tra studi sociologici, antropologici e quelli sull’educazione svolti in modo sistematico sui metodi e le strumentazioni cioè quelli pedagogici, sono notevoli. Un esempio di questo intreccio si ritrova nello studio di alcuni esempi di discriminazioni culturali che vedono appunto le tre discipline intrecciarsi tra loro è il caso dei   Barakumin popolazione giapponese vittima di discriminazioni che risalgono al XVI° secolo e forse anche prima e si protrae ancora ai nostri giorni. Col passaggio dalla tradizione orale a quella scritta, il passaggio e la trasmissione della cultura da una generazione all’altra, da un popolazione all’altra – nel caso delle conquiste coloniali o degli scambi commerciali, come fu per la spagna o l’Inghilterra, ma anche l’Olanda, il Belgio più recentemente, si è resa possibile una diffusione maggiore, a sempre più ampi strati della popolazione. L’urbanizzazione, fenomeno conseguente all’aumento degli scambi commerciali e ad una diversificazione dell’economia che vedeva, dalla nascita delle prime città nella “mezzaluna fertile” in poi, l’agricoltura marciare accanto al commercio e alle prime tecnologie per la trasformazione dei prodotti, ha trascinato con sé la necessità di professioni “intellettuali” e/o basati sull’interscambio non solo di merci  ma anche di conoscenze (le prime “universitas studiorum”), di intermediari finanziari come la moneta e tutti i servizi connessi (le banche). Da qui la cultura e la sua trasmissione, tramite la scrittura si è ampliata ad ISTRUZIONE ed educazione. Come in ogni società e modello sociale-culturale che si va affermando, istruzione e educazione incarnano appunto il modello stesso che si sta imponendo: si intrecciano visioni politiche (autoritarie, monarchiche, democratiche, ecc.) ed economiche (il libero scambio, il mercantilismo, la proprietà privata sacra e inviolabile, ecc., sistemi valoriali che vengono trasmessi a partire dai primi anni dei cicli di istruzione. Tali cicli poi diventano via via più lunghi, i primi anni diventano anche obbligatori e mano a mano che le società diventano più complesse ed con essa anche i “saperi” necessari per farla riprodurre  lo diventano anche i cicli successivi fino ad arrivare ai giorni nostri in cui si progetta di passare dall’obbligo fino ai 16 anni a quello fino ai 18 che attualmente è definito, in modo molto contraddittorio, come un “diritto-dovere”.

Schema sul concetto di relazione/fiducia

In questo schema si evidenzia la minore o maggiore intensità della relazione nelle due fattispecie dell’educazione (intendendo quella dell’infanzia e pre-adolescenza e adolescenza) e della formazione (intendendo quella post-adolescenziale e degli adulti fino all’andragogia); questa relazione si genera nel rapporto comunicativo tra allievi e insegnanti/docenti, nel rapporto affettivo e amicale, come guida, supporto, tutor e motivatore finalizzato all’apprendimento, alla crescita, lungo un percorso in cui il risultato non è così importante quanto il viaggio stesso. Si è fatto l’esempio quindi della valutazione, momento importantissimo di questo viaggio in cui viene inserita appunto una riflessione su dove si sta andando e “come” più che su quali valige si è riusciti a caricare, a volte senza aver approfondito bene il loro contenuto: si è fato l’esempio quindi dell’insegnamento universitario (aula affollata con 200 studenti, o viceversa il seminario con gli assistenti e non più di 20 studenti) e poi uno strumento standardizzato ovvero assolutamente antitetico rispetto al concetto di relazione e di “percorso” come ad esempio il test dell’INVALSI. Standardizzazione, valutazione a quiz sono gli elementi in comune di questo tipo di NON-valutazione o di valutazione standardizzata e nozionistica ma che soprattutto esautora di fatto il protagonista della relazione educativa, ovvero l’insegnante che spesso conosce il “valutato” anche da oltre 2-3 anni o di più  e sicuramente da più tempo rispetto ai 90′ del test. La valutazione è poi un momento di crescita per entrambi i protagonisti della relazione: per l’insegnante che deve eventualmente ricalibrare il proprio intervento  formativo o la relazione educativa e per il valutato che può capire se si è in sintonia col percorso proposto nell’iniziale patto formativo.

Un difficile rapporto a tre: il cellulare, i figli e i genitori

Psicologia

Premessa

I precursori della psicologia hanno molti tratti in comune con i precursori degli studi pedagogici in quanto interrogandosi da un certo periodo storico in poi, non più sul mondo esteriore, su dio e il trascendente, iniziano a porsi domande sull’uomo: come si apprende ? come si apprende il mondo esteriore ? cosa caratterizza un comportamento piuttosto che un altro ? sono tutte domande in comune con le due discipline che denotano una volontà di crescita autonoma rispetto alle imposizioni della religione riguardo ai modelli di pensiero: non a caso molti filosofi che preannunciano gli studi umanistici iniziano il loro lavoro di ricerca e di trasmissione della cultura umanistica proprio al culmine di alcune civiltà come quella greca. Chiedersi come nascono le idee e come si possono tramandare vuol dire in pratica porsi le prime domande per percorrere la strada di psicologia e pedagogia. quali percorsi percorre la mente nella fase di memorizzazione ? come si memorizza ? come si apprende ? Tutti questi elementi all’inizio erano abbastanza interlacciati tra loro e di fronte alla necessità di “massificare” l’educazione per fini istituzionali, ovvero per il processo di unificazione del regno d’Italia, la sua omologazione nazionale sotto una stessa cultura e lingua, tra la fine dell’800 e i primi del 900 fino al periodo fascista, gli studi furono indirizzati alla “cura” della mente malata. Ci si concentrò, sul piano pedagogico, sui casi di cosiddetto “ritardo mentale” secondo una visione che presupponeva la necessità di standardizzare sotto l’unico cappello della “normalità” e di escludere o tentare di “normalizzare” tutto ciò che non era conforme ai parametri della cosiddetta normalità. Il positivismo e la fiducia smisurata nelle scienze naturali e nella medicina che obiettivamente stava dando grossi risultati, influenzò moltissimo le scienze umane e quindi anche la psicologia. Quest’ultima, in particolare, occupandosi di mente e cervello soprattutto da un punto di vista medicale ha sempre oscillato tra una visione “fisiologica” e genetica, con il corollario della necessità di ricondurre a normalità profili difformi tramite cure farmacologiche, o metodi tecnicamente e fisicamente molto invasivi (ad es. l’elettrochoc). Solo con Freud che peraltro era pur sempre un medico, si iniziò ai primi del novecento, ad esplorare l’intangibile dei processi mentali, le rappresentazioni, i sogni, ecc. ovvero tutto quel mondo il cui legame con le scienze fisiche e gli aspetti fisiologici del corpo umano avevano poco a che fare. Ma il collegamento tra elementi fisiologici (ormonali, endocrini, patologie mediche, ecc.) e quelli mentali per molto tempo hanno viaggiato insieme con una netta prevalenza dei primi sui secondi  e solo nella seconda metà del ‘900 si iniziò ad ipotizzare che in realtà anche i secondi potevano determinare i primi ovvero che elementi intangibili come i processi mentali, le rappresentazioni di sé e del mondo, i modelli culturali, l’educazione e i valori, potessero avere un’influenza sugli elementi fisiologici e non il contrario.